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 Etimologia di "Campana"

AREA I - ARTE TECNICO-SCIENTIFICA (ATS)

Cap. ATS-B03 - Storia ed etimologia della Campana - Pag. ATS-B03.02

Gli argomenti trattati sono stati inseriti da Ing. Arch. Michele Cuzzoni nel 2008 - © Copyright 2007- 2024 - e sono desunti dalla documentazione indicata in Bibliografia a fondo pagina


 

Etimologia dei nomi medievali indicanti "Campana"

 

 

INDICE:

 

Studio sull'etimologia dei nomi indicanti la campana nel medioevo

Campana sec. XV - Uscio (GE)  - Aprile 2008

 

Introduzione

 

I nomi delle campane che si trovano in archivio storico o sulle iscrizioni delle stesse campane, si possono dividere in due categorie:

 

a) nomi indicativi;

 

b) nomi di battesimo.

 

INDICE

 

 

Nomi generici che indicano la campana in generale

 

Si trovano già agli inizi del Medioevo poiché indicano propriamente la campana.

 

Campana, nola et tintinabulla

 

I primi nomi riscontrati storicamente sono: Campana e Nola.

 

INDICE

 

 

Etimologia di campana

 

Campana: Campana

 

Si considerino due citazioni del poeta Walafrido Strabone, (IX secolo) che propone questa origine etimologica per i due nomi:

 

A Campania, quae est Italiae provintia, eadem vasa majora campana dicuntur.

(Inizio, cap. 5, Capit., II, p. 479 pubblicato da Migne, Patrologia Latina)

 

Trad.: "I grandi vasi che costituiscono le campane sono chiamati "campane" derivando il nome dalla Campania che è una provincia d'Italia".

 

INDICE

 

 

Etimologia di campanella

 

Nola: Campanella

 

Minora tintinnabula nolas appellant a Nola civitate Campaniae, ubi eadem vasa primo sunt commentata.

(Liber de rebus ecclesiasticis, c. 5, pubblicato da Migne, Patrologie Latine, t. CIV, col. 924)

 

Le più piccole campane sono chiamate "Nole" dal nome della città campana di Nola, dove furono prodotte per la prima volta.

L'etimologia proposta da Strabone corrisponde a quella che è generalmente teorizzata, senza che però nessuno l'abbia dimostrato.

 

All'inizio del Medioevo era consueto un altro termine: tintinabula, direttamente recuperato dall'antichità, sottintendendo un elemento di piccole dimensioni. Lo si trova ancora verso il XII secolo nel "Cartolario di Marmoutier per il Dunois" del 1122:

 

Concessi etiam ut ibi tintinnabula haberentur, et proprii famuli illius domus audirent servitium, salvo pontificali et parochiali jure.

(Cartulario di Marmoutier per il Dunois, ed. Mabille, 1874, p. 167, citato da Mortet, 1911, p. 363)

"Trad.: Concediamo che essi abbiano dei campanelli e che essi non siano ascoltati che dai loro familiari nelle loro case per il servizio, senza turbare le usanze pontificali e parrocchiali".

 

Questo testo autorizza la produzione di campane per fini civili, purché di piccole dimensioni per non disturbare le suonate religiose. Ma in breve tempo si produrranno grandi campane per le Comunità civili: la Campana del Comune.

 

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Etimologia di campana delle ore

 

Signum, index : la campana che "indica" il ritmo della vita.

 

Questi due termini appaiono spesso nella Storia della Campanologia. Indicano la funzione di richiamo e di segnale per le campane.

 

Indice è stato ritrovato nel testo "Regole del Sindaco", pubblicato da A.d. Vogue in "Sources Chrétiennes",n° 104 - 106, Paris, 1964.

 

... et percusso indice...  

Trad.: "...e suonata la campana..."

 

 

Il termine "signum" è molto più diffuso specie nelle regole religiose, poiché implica i richiami alla preghiera. Ecco un esempio tratto da San Gregorio di Tours (VI secolo):

 

Quasi signum quod matutinis commoveri solet sonantem audissent.

(Miracoli di S. Martino, libro II, cap. XLV, in Mgh)

Trad.: "Come gli era abituale che questo segno fosse suonato al mattino, egli lo sentiva suonare"

 

Le opere di S. Gregorio contengono numerosi accenni alle campane; ciò significa che nel corso del VI secolo la campana era correntemente utilizzata, sia in monastero che nelle città situate lontano dai monasteri.

 

INDICE

 

 

Etimologia di clocca

 

Clocca: Campana

 

E' raro trovare questo termine nei testi medievali. E' un termine di origine germanica (da cui trasse origine il termine attuale francese "cloche"). Si riscontra prevalentemente nell'alto medioevo:

 

Ecclesiaeque cloccum, humana non contingente manu, commotum est

(Vita sancti Bonifacii, c. XXXVIII, in Migne, Patrologie Latine, t. LXXXIX, col. 631)

Trad.: "E la campana della chiesa si mise a suonare senza che nessuno la toccasse con mano".

 

Ut a clocas non baptizent, nec cartas perperticas appendant propter grandinem

(Capitulari Caroli Magni, anno 789, cap. 18 in Migne, Patrologie Latine, t. XCVII,col. 188)

Trad.: Che non battezzino le campane...

 

Il primo brano è tratto dalle opere di Willibaldo (metà VIII secolo), il secondo nel 789; sono evidentemente di origine germanica e mostrano l'origine del termine.

Il senso della radice del termine è tuttavia oscuro. Evoca il tintinnio di una campana.

 

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Famiglie di campane

 

A seconda delle dimensioni, le campane non hanno sempre avuto lo stesso nome. Ancor oggi si distingue il "Bordone" (= campanone di dimensioni considerevoli) dalle altre campane.

Nel medioevo c'erano almeno dieci termini differenti che ne indicavano la grandezza e funzioni differenti.

Nel 782 nella Regola di San Benedetto si trova:

 

Primitus siquidem quam signum horis nocturnis pulsetur, in fratrum dormitorio schillam tangere jussit, ut prius monachorum congregatio orationibus fulti, propria residerent per loca tunc denum ecclesie hostiis patefactis hospitibus pateretus ingressus.

Surgentes vero concite juxta quod regula precipit, fratres aquis se sanctificatis perfundant et cuncta altaria humiliter et cum reverentia percurrant, sic demum a propria loca accedant sintque parati ut, cum tercium pulsaverit signum, absque [mora] surgentes adtoniti auribus sacerdotem expectent, qui officium incipiendi sortitus est.

(Cartolario dell'Abbazia di Montecassino)

 

Trad.:" All'inizio, dopo che questo segno è suonato durante le ore notturne, si ordina di portare la "schilla" nel dormitorio dei fratelli, in modo che prima della congregazione dei monaci, si possano essere svegliati per le preghiere.

Si siedano per dieci nel luogo predisposto nella chiesa e accolgano i malati all'ingresso dell'ospedale.

In verità, arrivati insieme come la regola lo prescrive, i fratelli si aspergano e si santifichino, e umilmente davanti agli altari, li percorrano con riverenza.

Così precisamente arrivati nel posto appropriato, si fermeranno quando il suono è tintinnato tre volte.

Le persone arrivate compiendo questo rito, attendano l'arrivo del sacerdote scelto per tenere l'Ufficio.

 

 

Alla fine del XIII secolo il Vescovo di Mende G. Durand scrive un Razionale descrivendo le particolarità dei riti della sua Diocesi.

 

Nota sex esse genera tintinnabulorum quibus in ecclesia pulsatur, scilicet squilla, cymbalum, nola, nolula seu dupla campana et signum.

Squilla pulsatur in triclinio, id est in refectorio, cymbalum in claustro, nola in choro, nolula seu dupla campana in horologio, campana in campanili, signum in turri.

(Durand, Razionale, l. 1)

 

Trad.: "Il numero di sei è tipico delle campane che si suonano in chiesa, cioè la squilla, il cimbalo, la nola, la nolula o doppia campana e il segno.

La squilla è suonata nel triclinio, cioè nel refettorio.

Il cimbalo nel chiostro.

La nola nel coro.

La nolula o campana doppia nell'orologio.

La campana nel campanile (sostegno per campane soprattutto per usi civili).

Il segno nella torre (da chiesa).

 

Nella stessa epoca il Rationale divinorum officiorum di J. Belethus (- 1182) descrive le differenti campane e suonate nel seguente modo:

 

CAPUT LXXXVI. Quomodo sit pulsandum in Quadragesima.

 

Quod ut melius pateat, primo sciendum est sex esse instrumentorum genera, quibus pulsatur: tintinnabulum, cymbalum, nola, nolula, campana, et signa.

Tintinnabulum pulsatur in triclinio et in refectorio; cymbalum in choro, nola in monasterio, nolula in horologio, campana in turribus, cujus diminutivum Hieronymus ad Eustochium in coenobium esse ait:

"Quousque campanula in claustro pulsabitur."

[...] Generaliter ergo cognoscendum est, quod non debeamus in tota Quadragesima diebus profestis compulsare, nec depulsare (liceat enim hic vulgaribus et consuetis uti vocabulis), sed simpulsare, id est, simpliciter pulsare ad horas vel matutinas.

Atque in bene constitutis ecclesiis ad primam pulsatur duabus campanis, una ad invocandum, altera ad inchoandum.

In tertia autem pulsatur tribus juxta horarum numerum[...], una ad mutandum, altera ad congregandum, tertia ad inchoandum.

Pari modo fit in sexta et nona, sed et eodem ordine eaedem campanae pulsantur simpliciter ad matutinas.

Ad missam vero et ad vesperas duabus pulsatur campanis. In minoribus autem ecclesiis solummodo pulsandum est simpliciter.

Diebus vero Dominicis et in solemnitatibus, prout in aliis temporibus compulsatur.

(J. Belethus, Rationale divinorum officiorum, in Migne, P.L., tomo 202)

 

Trad.: Capitolo 86. Come si deve suonare durante la quaresima.

Per capire meglio, bisogna sapere innanzitutto che ci sono sei tipi di strumenti che si possono suonare: tintinnabulum, cymbalum, nola, nolula, campana e signa.

Si usa il tintinnabulum in camera e in refettorio.

Il cymbalum in coro, la nola nel monastero, la nolula nell'orologio, la campana nelle torri.

Gerolamo utilizza il diminutivo di questa parola come soggetto di Eustochio nel suo ritratto: "Fino a quando si può suonare la campanula nel chiostro?" [...].

E' noto che per tutta la Quaresima non si deve suonare ne' far suonare (ma questo è tollerato dalla popolazione, sia per abitudine che per uso), bensì far rintoccare, cioè suonare per le ore e il mattutino.

E nelle chiese parrocchiali, si suonano 2 campane come primo segno per chiamare; come secondo segno per iniziare l'Ora. Per l'ora terza, si suonano tre campane secondo il numero delle ore: una per disporsi, una per riunirsi e la terza per cominciare.

Ugualmente accade per Ora Sesta e ora Nona, e le campane devono sempre essere suonate nello stesso ordine del mattutino. Per la messa e i vespri, si devono suonare due campane.

Nelle chiese piccole, la suonata deve essere più semplice.

Per la Domenica e le grandi feste, secondo il caso, si suoni come negli altri tempi liturgici."

 

 

Da un Cartolario degli Ospedalieri del 1157 si legge:

 

C. 21. Campanae nostri ordinis non excedant pondus quingentarum librarum, ita ut unus pulset et nunquam duo simul pulsent.

(Statuta selecta capitulorum generalium ordinis Cisterciensis, in Marténe et Durand, Thesaurus novus anecdotorum, tome IV, 1717, col. 1243-1279)

 

Trad.: "C. 21. Le campane del nostro ordine non devono pesare più di 50 libbre, perché un solo individuo deve poterne suonare una e mai due".

Nota: 1 libbra = 0,492 kg  50 libbre = 24,6 kg

 

Ecco una classificazione delle campane secondo l'uso dei vari termini (in ordine crescente di grandezza):

schilla (o squilla o tintinnabulum),

cymbalum,

nola,

nolula (o doppia campana per D. de Mende),

campana (per J. Belethus),

e infine signum.

 

 

La squilla è una piccola campana. Utilizzo in stanza chiusa, di piccola dimensione, per ritmare il pasto. Serve per le preghiere che lo accompagnano. Questo termine si usa ancora in Spagna. Si osservi che in latino il termine scille o squilla indica un piccolo fiore a forma di campanella pendente.

 

Il cymbalum (nel chiostro) è finalizzato ad un suono di potenza maggiore, per richiamare i monaci dai loro lavori. Esiste solo nei monasteri.

 

La nola è di grandezza maggiore della squilla, perchè deve suonare in coro. La distinzione tra i termini corrisponde senza dubbio alla differenza di funzioni: uno serve durante il pasto dei monaci, l'altro si usa durante i gli Uffici.

 

La nolula è collocata nell'orologio e ha una denominazione interessante: da una parte l'aggiunta del suffisso -ula (che di fatto la trasforma in diminutivo) la fa pensare come campana di dimensione inferiore rispetto alla nola; dal canto opposto se si considera il termine equivalente di doppia campana si è obbligati a pensare ad una campana di dimensioni maggiori.

Si osserva che gli orologi monumentali in corso di diffusione in questo periodo sono sempre composti di due campane per il battito dell'ora e della mezzora. Pertanto la nolula dev'essere la campana più acuta, di piccole dimensioni, quando la doppia campana sarà la campana grande che suona le ore.

 

I due ultimi termini, campana e signum, (sono distinti solo per J. Belethus) e gli oggetti corrispondenti sono collocati in due edifici differenti: il campanile (per la campana) e la torre (per il segno). Detto così sembra che la campana che si trovi in un campanile serva per i soli usi civili, mentre quella che si trova nella torre abbia solo usi religiosi.

Nota che qui per torre si intende il campanile delle chiese odierno; mentre il campanile (inteso come struttura porta campane di qualsiasi materiale) è considerato come le attuali torri civiche laiche.

 

J. Belethus spiega il modo d'uso delle campane. Ma non precisa quali campane debbano essere utilizzate per le varie suonate. Tuttavia seguendo la decisione del 817, la norma di 6 campane per una cattedrale sembra ovunque rispettata. Alcune funzioni erano sicuramente solennizzate maggiormente in caso di presenza di più campane.

 

Come è altresì vero che la presenza di un minor numero di pezzi in diversi contesti minori, rende più difficoltosa la traduzione dei diversi verbi che esprimono il modo di suonare le campane. Se si utilizzano molti termini è difficile che si sia trasmesso il loro senso preciso.

Le campane si possono suonare in modi diversi.

 

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Il carillon

 

Il termine carillon è stato trovato qualche volta alla fine del Medio Evo, senza sapere se si volesse intendere lo strumento attuale o se piuttosto non si volesse intendere una qualche tecnica di suono.

Si suppone che il termine potesse avere il secondo tipo di significato. Tuttavia si riscontrano qua e là immagini di piccoli carillons medievali miniati in antichi cartulari.

 

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Nomi di Battesimo

 

Non è nota la data precisa della comparsa della pratica di battezzare le campane. Tuttavia comparve abbastanza presto. Antichi rituali di battesimo sono tuttora conservati, ARS.I01.01 - Il Battesimo delle Campane.

Per esempio si pensi al rituale descritto nel Liber Ordinum del 712.

Dall'XI secolo si trova menzione dei nomi di battesimo di campane anche nei testi scritti.

Nel 1025 nella Historia sancti Florentii Salmurensis si trovano i seguenti nomi per due campane:

 

Tria signorum praecipua tantum igni fuerunt subducta : scilicet, Vox domini vocatum, et aliud a seniore Gelduino compositum necnon memoratum ab ejus filio Gelduino factum.

(Historia sancti Florentii Salmurensis)

 

Trad.: Tre campane particolari furono fuse da tanto fuoco: senza dubbio quella che si chiama Voce di Dio e un'altra fatta dal signor Gelduino e non fusa in memoria di suo figlio Gelduino".

 

Lo stesso testo riporta come annotazione:

 

Factumque signum ab auctore suo, Gelduinus est dictum ; vocatur tamen ab soni puritatem Clarellas

 

Trad.: Questa campana (segno) è nota come Gelduino, attraverso il nome del suo fonditore; si chiama anche Clarella a causa della purezza del suo suono.

Le campane finora non ricevono ancora un nome mentre il tipo di nomi appena visto è legato ad avvenimenti particolari riguardanti la fabbricazione della campana: il donatore o le qualità di suono eccezionali.

Il nome del donatore, di solito è maschile; la variante al femminile si formerà in seguito.

Più avanti nel testo Gesta Abbatum Trudonensium si trova la descrizione completa del campanile dell'Abbazia citata, ai tempi dell'Abate Rodolfo, tra il 1108 ed il 1118:

"Dictum est superior de numero campanarum et dulcedine sonoritatis earum, sed omissum est de vocabulis et ponderibus earum quas fecti novas fundi aut veteres renovari.

Prima facta est de 4 centenraiis et aliquanto plus, scilla dulce sonora.

Secunda de 21, in honore sancti Eucherii, et eam appellavit Aureliam, quam et benedixit.

Tertia de duobus centenariis, quam appellavit Filiolam; haec sanctae Mariae data est ad parrochiam.

Quarta de 33 centenariis, in honore sancti Quintini martyris appelata est Quintinia.

Quinta Remigia in honore sancti Remigii, de 7 centenariis.

Sexta de 6 centenariis, dicta est Benedicta ad honorem sancti Benedicti.

Septimam de 8 et amplius centenariis vocavit Angustiam, quia in tempore illius angustiae facta fuit, quo tota villa nostra et abbatia per ducem Lovaniensem Godefridum combusta aut invasa fuit.

Octavam, factam de 6 et amplius centenariis, vocavit Drudam in honore sancti Trudonis, quae bis fusa in dulcedine sonus nulli aliarum compar fuit.

Nona vocata est Nicholaia, quae 20 centenarios ad ignem habuit, sed nescio quantum superexcrevit.

Decima, quae propter preciositatem suam missa est Mettis, 4 centenarios habuit, quam Stephaniam vocatam beato prothomartyri Stephano dicavit.

Undecima, quae translata fuit ad ecclesiam sancti Gengulfi, 4 nichilominus centenarios habuit, sed non fuit similis preciositatis.

Duae scillae in refectorio et cymbalum in claustro bis fusum potuerunt habere ad ignem dimidium centenarium.

Illae quae pendet super chorum habuit plusquam centenarium.

Iste simul positus numerus facit centenarios 115 et dimidium.

(Gesta Abbatum Trudonensium, Continuatio prima gestae Rodulfi, Lib. X, c. 18, pubblicata su MGH, Scriptores, tomo X, 1852)

Trad.: "Abbiamo parlato precedentemente del numero di campane e della dolcezza del loro suono, ma abbiamo dimenticato il nome e il peso che rende ciascuna delle nuove fuse e antiche rinnovate.

La prima pesa un po' più di 400 libbre (196,8 kg), è una squilla di dolce sonorità.

La seconda di 2.100 libbre (1.033,20 kg) in onore di Sant'Eucherio e che si chiama Aurelia ed è benedetta.

La terza di 200 libbre (98,4 kg) si chiama Figlioletta è donata alla Parrocchia S. Maria.

La quarta di 3.300 libbre (1.623,60 kg), in onore del martire san Quintino è chiamata Quintina.

La quinta si chiama Remigia in onore di san Remigio e pesa 700 libbre (344,40 kg).

La sesta pesa 600 libbre (295,20 kg) ed è chiamata Benedetta, in onore di S. Benedetto.

La settima, pesante poco più di 800 libbre (393,60 kg) si chiama Angustia perchè fu fusa durante tempi di angoscia, quando tutta la nostra città e l'abbazia fu bruciata e invasa dal duca e comandante Lovanese Godefrido.

L'ottava di poco più di 600 libbre (295,20 kg) si chiama Druda in onore di san Trudone, fusa due volte e il cui suono non è paragonabile a nessun'altra.

La nona è detta Nicolaia e pesa 2.000 libbre (984 kg) a causa del fuoco (di cottura), ma non si sa perchè si sia ingrandita.

La decima, a causa della cui preziosità fu inviata a Metz, pesa 400 libbre (196,80 kg), si chiama Stefania in onore di S. Stefano protomartire.

L'undicesima che fu trasportata nella chiesa di San Gengolfo pesa quasi 400 libbre (196,80 kg), ma non è così preziosa.

Due squille nel refettorio e un cimbalo nel chiostro sono state fuse insieme e potevano pesare 50 libbre (24,60 kg) stando al'iscrizione.

Questa campana ottenuta è appesa sopra il coro e pesa poco più di 100 libbre (49,20 kg).

Tutte queste campane pesate insieme sono complessivamente 11.550 libbre (5.682,60 kg).

Nota: 1 libbra = 0,492 kg 

 

Non tutte le campane sono benedette: la più piccola (una squilla) non sembra aver richiesto questo rito e quindi non ha nome. Le altre campane che hanno nomi non sono state battezzate in funzione dei donatori, bensì dei santi in onore dei quali furono fuse e che sono riprodotti come medaglioni.

Poiché sono numerose le campane (ed alcune anche di notevole mole in confronto all'epoca in cui furono fuse) è lecito presupporre come notevoli le dimensioni del campanile di questa abbazia. I nomi di queste campane sono già trascritti al femminile anche se i santi a cui sono dedicate sono uomini.

 

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Bibliografia

Bib-TS-015 - F. Cabrol (dir.), Dictionnaire d'archéologie chrétienne et de liturgie, Letouzey et Ané, Paris, 1914

Bib-TS-016 - Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, nouvelle édition revue et augmentée de Léopold FAVRE, L. Favre, Niort, 1886

Bib-TS-017 - Victor Gay, Glossaire archéologique du Moyen Age et de la Renaissance, Librairie de la Société Bibliographique, Paris, 1887

Bib-TS-018 - V. Mortet, Recueil de textes relatifs à l'architecture et à la condition des architectes en France et au Moyen Age (XIe-XIIe siècles), Picard, Paris, 1911

Bib-TS-019 - V. Mortet, P. Deschamps, Recueil de textes relatifs à l'architecture et à la condition des architectes en France et au Moyen Age (XIe-XIIe siècles), Picard, Paris, 1929

Bib-TS-020 - J.F. Niermeyer, Mediae latinitatis lexicon minus, abreviationes et index fontium, Louvain, 1993

Bib-TS-021 - Migne, MGH (Monumenta Germaniae Historiae) - Patrologie Latine

 

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