AREA I - ARTE TECNICO SCIENTIFICA (ATS)
Capitolo ATS.K01: "Campane da Carillon" - Pagina 04

Gli argomenti di questa pagina sono stati inseriti da Ing. Michele Cuzzoni nel 2012, aggiornati il 21/04/2016, e sono desunti dalla Bibliografia riportata a fondo pagina.

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Come si deve intonare precisamente un carillon?

  

 

 

INDICE:

 

 

Precisione dell'intonazione di un carillon

Poiché le armoniche di una campana, a differenza di quelle di una canna d’organo, sono fisse, la domanda ora è quale precisione devono soddisfare.

L’obiettivo è che l’intonazione sia fatta nel tono medio, sia per l’accordatura interna (parziali della singola campana), sia per l’accordatura esterna (tutte le campane tra loro), così ci si rende conto che, in analogia con l’organo, i battimenti hanno livelli molto bassi.

La panoramica seguente illustra questo problema.

Per compilare la seguente tabella, originata da un carillon di 4 ottave su base do3, ci si è chiesti quale parziale coinciderà con la Fondamentale, la Prima, la Terza Minore e l’Ottava della campana do5. Si vede che sono coinvolte 9 campane, che, oltre ai rapporti di Ottava, e Terza Minore impediscono l’inversione della Sesta Maggiore.

La tabella inizia con le campane di do3, la3, do4, mib4, la4, mib5, la5, do6 e mib6. Le loro parziali sono tutte registrate in una riga. Nella colonna centrale c’è la campana do5, insieme ai parziali di diverse campane coi quali può fluttuare. Un carillon è un po’ scomodo da intonare. Per effettuare l’intonazione di un carillon non è certamente sufficiente considerare le tolleranze predeterminate valide per campane singole.

Ad esempio, se la frequenza della nota fondamentale do4 della campana do5 è troppo bassa di 2 centesimi, allora si ritiene accettabile in se’. Ma se il parziale di Prima do4 della campana do4 è 3 centesimi troppo elevato, in se’ stesso può essere considerato accettabile, ma non in consonanza con tutti i do4 parziali delle campane do4.

Una differenza di 5 centesimi illustra in prossimità di do4 una frequenza di battimento di 1 ½ Hz. Con tutto ciò deve essere, quindi, che lo standard di intonazione da utilizzare è che quando uno dei parziali è troppo basso, gli altri simili siano in lievissima discordanza in modo che la variante di massimo pochi centesimi, sia ancora accettabile.

Naturalmente questa regola vale non solo per le note di ottava, ma anche per tutti gli altri parziali coincidenti.

 

Do2

 

Do3

Mib3

 

Do4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La2

 

 

La3

Do4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Do3

 

 

Do4

Mib4

 

 

Do5

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mib3

 

 

Mib4

Sol#4

 

 

Mib5

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La3

 

 

 

La4

Do5

 

 

La5

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Do4

 

 

 

Do5

Mib5

 

 

Do6

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mib4

 

 

 

Mib5

Sol#5

 

 

Mib6

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La4

 

 

 

La5

Do6

 

 

La6

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Do5

 

 

 

Do6

Mib6

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mib5

 

 

 

Mib6

Sol#6

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Do6

 

 

 

Do7

 Tabella 01 - Campane di un carillon di 4 ottave con parziali coincidenti

La tabella chiarisce anche che l’intonazione interna ed esterna delle campane siano identiche.

Infatti, se all’esame di una campana singola si può accettare un’intonazione non del tutto corretta, in un gioco di campane invece, ciò può portare a gravi battimenti.

Consideriamo i toni di un’ottava per esempio mib4 e do5 in sintonia tra loro, ma non consideriamo i parziali di terza minore col pretesto che non contribuiscono al tono di battuta. Tuttavia, una volta che le due campane hanno il parziale d’ottava mib5 della campana do4 che non oscilla col parziale di terza minore mib5 della campana do4 allora il problema di cui sopra può essere ancora più convincente se si considera il lontano accordo di Settima.

In carillon che sono intonati col temperamento equabile si può avere accordo su qualsiasi tono, mentre nel mesotonico sono possibili solo tre suoni. Ciò è possibile con: do#2-mi2-sol2-sib2, fa#2-la2-do3-mib3, sol#2,si2,re3,fa3.

 

Supponiamo di avere questo accordo, come specifico per un carillon, che suona su due ottave.

Ogni campana, scomposta nelle sue armoniche principali, fornisce l’immagine della tabella seguente. E’ chiaro vedere come ogni campana è accoppiata ad un’altra, e che effetto minimo ha l’intonazione di serie delle parziali sia in senso individuale che composto.

Si può richiedere meglio che la fondamentale, la prima, la terza minore e l’ottava, siano varianti tra loro e rispetto ai parziali di altre campane, non più di  2 centesimi verso il basso o verso l’alto, con la limitazione espressa che i parziali di campane diverse abbiamo lo stesso passo d’intonazione per non creare battimenti.

Alcuni musicisti trovano questa argomentazione troppo debole e preferiscono che non ci siano battiti udibili. Naturalmente questo richiede un ulteriore affinamento che è determinato dal gusto artistico in quanto altri apprezzano che si odano battimenti anche eccessivi.

 

Do#2

 

 

 

Do#3

Mi3

 

 

Do#4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi2

 

 

 

Mi3

Sol3

 

 

Mi4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sol2

 

 

 

Sol3

Sib3

 

 

Sol4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mib2

 

 

 

Sib3

Reb4

 

 

Sib4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Do#3

 

 

 

Do#4

Mi4

 

 

Do#5

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi3

 

 

 

Mi4

Sol4

 

 

Mi5

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sol3

 

 

 

Sol4

Sib4

 

 

Sol5

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sib3

 

 

 

Sib4

Reb5

 

 

Sib5

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Do#4

 

 

 

Do#5

Mi5

 

 

Do#6

  Tabella 02 - Campane di un carillon di 2 ottave con parziali coincidenti

Eppure, anche con questa regola più sfumata è pericoloso lavorare ciecamente.

Ad esempio, se la fondamentale della campana sib3 fosse troppo bassa di 10 centesimi in questa panoramica, ciò può essere vero se non è corretta, ma d’altra parte sappiamo solo che quel tono fondamentale è basso, senza avere la possibilità di non avere oscillazioni negli altri parziali.

Se le campane suonano ancora più basse, la sensibilità dell’udito svolge un ruolo fondamentale. Una certa flessibilità, controllata dall’orecchio musicale, è quindi necessaria.

Però la flessibilità non deve essere una scusa per mascherare una mancanza di competenza artigianale. Nello stesso ambito si devono trattare le parziali di Quinta e sopra l’Ottava.

Quando torniamo all’accordo di Settima Diminuita in tabella, si noterà che la campana sib è parte integrante del do# e non è sfumatura della terza minore.

Nel temperamento equabile, do# e reb per definizione sono uguali, ma non è così nel mesotonico e questo potrebbe essere un problema. Ciò significa che, quando le campane sono colpite ad una ad una, nel passaggio da un’ottava all’altra, toccando il sib e il do#, si odono dei battimenti. Si potrebbe quindi osservare che la terza intonata sulla settima diminuita forma una Seconda eccessiva. Sarà interessante, ma ci si deve rendere conto che poi si dice che il suono della campana con l’Ottava molto più bassa, sarà diversa dalle altre campane.

 

In considerazione del pericolo di ottenere un altro timbro, l’accordatore fa sì che le Terze Minori della maggior parte delle campane siano approssimativamente corrette, e se differiscono, di solito sono alte.

Pertanto, si può senza pericolo di incorrere in conclusioni errate, utilizzare la Terza Minore per determinare se il carillon è accordato nel tono medio (si veda in proposito pag. K01.03 "Campane musicali e Sistemi di Intonazione").

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Si possono produrre campane per suonare in tono medio?

Rimane ora da rispondere a un’ultima domanda pratica. Che senso ha produrre campane per suonare in tono medio ?

Per quanto riguarda l’utilizzo in passato, sappiamo che nei secoli XVII e XVIII il tono medio è stato applicato a tutti i carillon.

Negli anni ’50 del XX secolo, quando l’intonazione era un tema di grande attualità, sono state fatte alcune campanelle in tono medio e una singola in tono pitagorico. Con questa accordatura sono state tutte raggruppate in un circolo di quinte con quinte pure con rapporto di 3/2 che equivale a 702 centesimi. Quest’accordatura era tipica del Medioevo, ma poi non è stata più utilizzata.

La tastiera da carillon che viene discussa a pag. M01.06 "La Tastiera del Carillon", rende comprensibile che suonare con così tante note cromatiche è un’impresa abbastanza difficile con tasti così distanti tra loro.

Alcuni musicisti, considerano che la tastiera limiti notevolmente nella scelta delle tonalità che impongono il tono medio. Pertanto, si potrebbe sostenere che non è discutibile che non possano essere riprodotte tonalità di Mi Maggiore e Si Maggiore. Tecnicamente non si può suonare un carillon.  Come sembra ragionevole e come è accettabile per semplici arie e melodie, il ragionamento è tuttavia sbagliato in linea di principio.

Tutta la musica dai tempi di Bach è infatti composta con la consapevolezza che tutti i semitoni sono uguali. A rigore di termini non si può suonare una singola composizione in un carillon mesotonico.

Ci sono un numero limitato di musicisti che non sostengono tale argomento, ma dicono che il carillon non è destinato all’intonazione moderna, seguendo questa considerazione. Pertanto, non sostengono che con altre intonazioni si ottiene la bellezza del suono e così certamente non si dovrebbe fallire.

 Tuttavia è discutibile la correttezza di questo ragionamento. Alcuni sosterrebbero che il fonditore di campane può intervenire attivamente nell’intonazione sia interna che esterna, quindi è sufficiente che le varie parziali siano coincidenti per non generare battimenti.

Che cosa succede poi quando la Terza non è aumentata a 300 o 310 ½ centesimi, ma è solo 290? Dopo tutto, se tale valore è dato per la Terza sia per l’interno sia per l’esterno, c’è sicuramente dissonanza.

Rimane la questione di come l’orecchio musicale possa rispondere a una Terza Minore di 290 o 310 ½ centesimi, in entrambi i casi devono produrre battimenti.

Che ruolo riveste rispetto alla dimensione assoluta dell’intervallo? Alcuni musicisti dicono di sì anche a ciò, ma manca qualsiasi prova. Si riferiscono all’intonazione, ma non riescono ad aggiungere su quale intonazione si basano gli strumenti con armoniche. E questo è totalmente privo di senso nel suono di campane.

 

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Bibliografia


 
Bib-TS-000 - Testo di Ing. Michele Cuzzoni
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Bib-TS-257 - André Lehr - Campanologie. Een leerboek over klank en toon van klokken en beiaarden (Mechelen, 1997, 2de druk 1998)
Bib-TS-258 - André Lehr - The Geometrical Limits of the Carillon Bell. In:  Acustica,  vol.86, 2000, blz.543-549
Bib-TS-259 - André Lehr - The Removal of Warbles or Beats in the Sound of a Bell. In:  Acustica , vol.86, 2000, blz.550-556
Bib-TS-260 - André Lehr - Geschiedenis van de campanologie (Asten, 2001)
Bib-TS-261 - André Lehr - Leerboek der Campanologie, 2007
 

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