AREA I - ARTE TECNICO SCIENTIFICA (ATS)
Capitolo ATS.M01: "Struttura delle Campane da Carillon" - Pagina 06

Gli argomenti di questa pagina sono stati inseriti da Ing. Michele Cuzzoni nel 2012, aggiornati il 21/04/2016, e sono desunti dalla Bibliografia riportata a fondo pagina.

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La Tastiera del Carillon

  

 

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Caratteristiche della tastiera detta anche "a bastoni"

 

Figura 01: La tastiera del Carillon o tastiera a bastoni

La tastiera del carillon, nota anche come tastiera a bastoni, è mostrata in Figura 01 a sinistra, in vista frontale e laterale.

Ciò mostra che il principio fondamentale è molto semplice (vedere Figura 02 e 03.

Un filo collega da un capo l’anello del bilanciere oppure una leva o una squadra, dall’altro è collegato ad un bastone, per la tastiera manuale o la pedaliera.

Quando si preme un tasto, si tira in basso l’anello o un braccio del bilanciere, ciò causa il movimento del batacchio e quindi il suono della campana.

E’ chiaro che con questo sistema, ogni filo avrà una lunghezza molto accurata affinché il movimento sia molto preciso.

Si tratta di variazioni di pochi millimetri.

Se la lunghezza è troppo piccola, il tasto è collegato al battaglio in senso antiorario in modo che il suono rallenti immediatamente dopo l’inizio.

Per questo motivo, la corsa dei tasti manuali e dei pedali, è impostata con fili che girano dentro o fuori il loro alloggiamento per poter impostare la lunghezza corretta.

Occorre tener presente, durante la regolazione, anche il fattore temperatura che può comportare cambiamenti anche minimi, che influiscono sulla velocità di risposta dei batacchi.

Dovremmo considerare le impostazioni di lunghezza del filo in modo che quando il pulsante viene premuto, il batacchio batta immediatamente contro la parete della campana e da questa si tolga istantaneamente, poiché diversamente il campanaro dovrebbe fermarsi dopo aver rilasciato il tasto.

Ma in pratica questo non è un problema. Nel raccordo filettato c’è un piccolo gioco costituito, o da un filo piegato in stato di riposo, o dal sistema dei punti di fissaggio. Durante l’attacco questo gioco proietta il batacchio contro la campana ed esso ricade subito dopo in modo che la campana in vibrazione non si fermi anche se il campanaro tiene premuto il tasto.

Come risulta dalla figura 01, la progettazione della tastiera è specifica per il carillon, ed è simile a quella dell’organo o del pianoforte.

I tasti bianchi, i diatonici, sono più bassi e più lunghi dei tasti neri, i cromatici. Ma per il resto, è assente qualsiasi somiglianza, oltre al fatto che la tastiera del carillon ha anche la pedaliera come l’organo.

Naturalmente è necessario che le dimensioni di tutte le tastiere del carillon siano le stesse.  Tuttavia, nei secoli precedenti non era sempre così.

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La tastiera europea e la tastiera americana: differenze

Ancora oggi se ne hanno due tipi in uso chiaramente distinguibili. In sostanza, si ha lo standard europeo con la variante olandese e lo standard americano, anche se ci sono forme ibride. In tutti i casi si parla di carillon con 4 ottave.

Le differenze riguardano l’estensione e la localizzazione del pedale.

In Europa è esteso da do3 a sol4, ma negli Stati Uniti d’America si allarga da do3 a sol5 ed è costituito da una pedaliera a ventaglio concava. E’ a ventaglio, poiché i pedali sono montati parallelamente l’uno all’altro e disposti come un alone. È concava o convessa, poiché il pedale centrale è disposto più in basso dei pedali alle estremità. La differenza sta nell’ordine di grandezza di 8 cm.

In entrambe le forme di realizzazione, inoltre, è lo standard che il pedale intero sia collegato al manuale. In passato era diverso. Inoltre, in Europa si trovava il pedale che chiamava le campane da do3 mentre il manuale partiva da do4, in America, al contrario, il manuale partiva sempre da sol#3.

Il carillon americano è così diverso rispetto ai suoi omologhi europei per la partenza della tastiera. È notevole che, negli Stati Uniti la lunghezza dei tasti diatonici (sia del manuale che del pedale) è più lunga rispetto alla norma europea: 612 mm contro 584 mm.

Figura 02: Il sistema di connessione a fili con anello

 

Figura 03: Principio di un bilanciere composto.

 

In linea con questo è leggermente maggiore anche la distanza dal punto in cui è agganciato il filo fino al punto di rotazione del tasto. Entrambe queste distanze sono più grandi nelle tastiere americane e più piccole in quelle europee. Pertanto la leva nelle tastiere USA è quindi chiaramente più favorevole poiché comporta un gioco meno faticoso. D’altra parte ciò potrebbe significare che una tastiera americana ha un maggior controllo che però è più sfumato rispetto al tipo europeo.

Tutto ciò è ulteriormente aggravato dal fatto che la tastiera statunitense ha una profondità minore di quella europea (40 mm contro 55 mm).

Cioè si intende che la profondità sia definita come la distanza del bastone (tasto o pedale) dalla posizione di riposo a quella di tasto completamente premuto. Questa distanza si misura dal punto della riga orizzontale in cui il tasto viene premuto fino a fondo corsa.

Su questa base, ma ciò vale anche per il pedale curvo, gli americani si distinguono per il fatto che la loro tastiera si basa su principi ergonomici. E ciò sembra giusto perché è facile riconoscere la ricerca della suonabilità.

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Caratteristiche per un carillon moderno unificato: la soluzione ottimale è ancora lontana

 

Nel frattempo, sembra ancora una volta che il punto finale sul dibattito in questione è ancora lontano dall’essere raggiunto.

L’ultima volta che se ne è parlato è stato a Danzica nel 2006 durante la XV convention del Carillon mondiale.

Una decisione importante è stata presa per cui le vecchie tastiere non sono da respingere completamente, ma piuttosto si è cercata una tastiera standard per tutti i carillon nuovi o restaurati in tutto il mondo, al posto di avere i due standard (quello europeo e quello americano).

Per la prima volta si è data anche un’opzione per una data dimensione e per il progetto.

Americani ed Europei non hanno trovato insieme una dimensione comune, perciò hanno stabilito che la profondità debba essere compresa tra 30 e 45 mm. Per il resto hanno perseguito di mantenere i benefici che si possono ricavare da tasti (manuale e pedale) presi in comune nel nuovo standard da adottare.

Non li enumeriamo tutti, ma ricordiamo solo che questa tastiera comune deve partire dal do3 per arrivare fino al fa#5, anche se nel pedale a ventaglio ciò è difficile da definire.

Hanno anche considerato un’ampiezza di 5 ottave, ma sono pochi i carillon così estesi.

Inoltre il pedale deve essere cromatico da sol2 a do5, quindi circa 2 ottave e ¼.

Per un carillon di 5 ottave non ci sono obiezioni, ma se avesse solo 3 o 4 ottave? C’è spazio per la discussione nel futuro.

Degna di nota è l’ampia discussione circa i formati e le dimensioni dei tasti per avere una suonabilità leggera o più pesante.

Ma ciò che è oggetto di dibattito è la contropressione dei tasti. Alcuni difendono la tesi che la pressione nella parte acuta della tastiera, quando il campanaro appoggia le mani alla tastiera, sia tendente a zero almeno dalla 2° ottava.

Altri non sono d’accordo e desiderano avere un po’ di pressione, almeno di qualche centinaio di grammi. Anche la sottopressione è importante. Quel che è certo è che, quando si preme il pulsante, la pressione deve crescere e dovrebbe essere tutta negativa quando il tasto viene premuto. La pressione in quel momento è tutta in sottopressione. Nella campana più pesante, per esempio nel caso di un do3 di 2300 kg, si raggiunge facilmente 1 kg, ragione sufficiente per premere il tasto con il pedale. Per le campane acute più piccole, continuerà ad essere bassa, in modo da poter utilizzare sempre la tastiera.

 

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Bibliografia


 
Bib-TS-000 - Testo di Ing. Michele Cuzzoni
Bib-TS-261 - André Lehr - Leerboek der Campanologie, 2007
Bib-TS-274 - André Lehr - Met losgemaakte ringkraag en in hevig zweet . Een oriënterende verkenning in oude beiaardtracturen. - In: Jaarboek van het Vlaams Centrum voor Oude Muziek , jg.1, 1985, blz.109-222
Bib-TS-275 - André Lehr - Trommelspeelwerken in het verleden (Asten, 1993)
Bib-TS-276 - André Lehr - Enkele wiskundige achtergronden van het broeksysteem (Asten, 2003)
 

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