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 Campane e concerti storici - Regione Toscana

AREA II - ARCHIVIO STORICO (ARS)

Cap. ARS-H16 - Rassegna bronzi storici - Pag. ARS-H16.17

Gli argomenti trattati sono stati inseriti da Ing. Arch. Michele Cuzzoni nel 2022 - © 2007-2022 - e sono desunti dalla documentazione indicata in Bibliografia a fondo pagina


 

    (LU) - Barga: le Campane del Duomo di S. Cristoforo

 

 

INDICE:

 

 

 

 

  • Barga riprenderà (Articolo estratto da “La Gazzetta del Serchio” del 4 maggio 1945)

 

 

 

Campane del Duomo di S. Cristoforo

 

Il Duomo di Barga

   

    

Il pregevole campanile del Duomo di Barga (LU) conserva al proprio interno:

3 campane in Mi 3 minore:

- Sol 3 - Natale di Iacopo Metuno - Treviso - 1580

- Fa# 3 - Fratelli Bimbi - Fontanaluccia - 1812

- Mi 3 - Giuliano Moreni - Pescia - 1737.

 

 

INDICE

 

Oltre il suono delle campane

Monografia di Bruno Sereni

 

Altri autori, in maniera molto esauriente, hanno già trattato il tema delle campane in relazione alle origini e alle usanze.

Io voglio invece soffermarmi su un altro aspetto, sul messaggio intrinseco al suono delle campane.

Il suonare le campane, non è solo la continuazione di un arte tramandata da generazioni, una mera esecuzione musicale.

Esso rappresenta un canale di comunicazione tra gli uomini, ma soprattutto tra il cielo e la terra, un tramite tra gli uomini e Dio.

Il loro suono, come riportato in molte iscrizioni, in un contesto religioso, non è altro che una richiesta di protezione, una preghiera rivolta all’Onnipotente.

Nello specifico, possiamo affermare che le campane parlano.

Parlano all’uomo, scandendo il ritmo della giornata, lo richiamano alla mensa del Signore, lo invitano alla preghiera, annunciano la lieta novella la sera del Santo Natale, proclamano la gloria del Signore, la vittoria della vita sulla morte nella Pasqua del Cristo risorto.

Parlano a Dio, supplicandolo di benedire la sua Chiesa, nella sua interezza, intesa come corpo unico formato dagli ecclesiastici e dai laici.

Invocano la misericordia Divina per le anime dei fedeli defunti che si sono addormentati nella speranza della resurrezione.

Nella cultura popolare al suono delle campane viene attribuito un valore apotropaico, il potere di allontanare le presenze maligne, confidando nella protezione celeste affinché veniamo liberati da ogni calamità o sventura.

Le testimonianze di seguito trascritte, evidenziano, come, nelle prove più dolorose, con cui in passato, la nostra comunità ha dovuto confrontarsi (il terremoto e la guerra), il suono delle campane, dopo lunghi mesi di silenzio, ha rappresentato il momento della rinascita di Barga.

In questi testi, si riconosce nelle campane un effetto taumaturgo, lenitivo per le sofferenze dell’animo umano.

Auguriamoci dunque, che questi sacri bronzi continuino a parlare al cuore dell’uomo e lo aiutino ad alzare fiducioso lo sguardo verso il cielo.

 

LE CAMPANE TORNANO A SUONARE.

Da “ALL’OMBRA DEL DUOMO DI BARGA”

di Monsignor Lino Lombardi

 

Il campanile del Duomo di Barga

 

[…] 1° Dicembre 1929 – L’anno ecclesiastico si può dire cominci bene, almeno nei riguardi del nostro Duomo. Stamani infatti la posta ha consegnato al Podestà una raccomandata dall’America inviata dal signor Dumbra in cui vi era un assegno di lire centomila (in dollari).

[…] Insomma il signor Dumbra ha mantenuto la promessa e presto si darà principio agli importanti lavori. Cominciando dal campanile […]

30 Aprile 1930 – […] è il caso di dare un’occhiata ai lavori del campanile. Fatta una fondazione interna al campanile con masso di calcestruzzo di almeno sette metri è stato elevato il forte traliccio in cemento armato che formerà da qui in avanti l’ossatura del campanile. A questo traliccio è stato ancorato il fabbricato e le campane, facendo lo sforzo sull’armatura, non influenzeranno più la statica. I lavori sono verso la cima, che invece del tetto avrà una terrazza merlata, come del resto l’aveva in antico.

[…] 5 Novembre 1930 – I lavori del Duomo proseguono con viva soddisfazione. Il campanile con la sua formidabile ossatura di cemento e con la merlatura, come era anticamente è quasi pronto. Comodissime scale portano fino in cima. Il commendator Ferruccio Togneri, ha informati il Podestà che egli donerà l’orologio, che anzi è già stato ordinato alla ditta Miraglio di Torino. Presto dunque suonerà l’orologio, e per la prossima Pasqua le campane echeggeranno di nuovo […]

4 Aprile 1931 – […] Oggi vi è un’altra novità che caratterizza le feste pasquali di quest’anno, cioè il suono delle campane dal campanile rinnovellato, rafforzato da ingenti lavori. Già dalle dieci l’Aringo è gremito, mentre tutta Barga è in ascolto. Le autorità sono in campanile. Circa le undici intono il Gloria. Un cenno dal campanile del Crocifisso e quasi subito i maestosi rintocchi si fanno udire, prima un po’ in disordine; poi la massa fluente dei suoni discende e copre come una carezza tutta Barga, la campagna, le valli. Dai monti rispondono le altre campane del Vicariato e fino a mezzogiorno è tutta una festa di suono. Finalmente una delle opere importanti del Duomo è giunta in porto, auspicio di lieto compimento per le altre […]

Domenica di Pasqua.

Alla Messa solenne tengo l’omelia sul campanile risanato. Prendo lo spunto dalle parole dell’introito “sono risorto e ancora sono con te, con te o mio popolo di Barga!”.

I lavori di restauro della Chiesa si conclusero il 1° settembre del 1939 con la solenne riapertura al culto del Duomo.

Queste, le parole di Monsignor Lombardi nell’imminenza dell’evento.

“ Sarà dunque riaperto il Duomo, la Chiesa grande e degna situata, proprio come dice la liturgia della dedicazione della chiesa, alla sommità del nostro monte, in atteggiamento di vigilanza e di protezione per la città nostra posta ai suoi piedi […]. E verranno tutti e diranno: Gloria a Te o Signore! Si, verranno i vicini e i lontani, i figli di Barga e delle altre città e paesi; verranno e ammireranno e nel tempio rinnovellato daranno gloria al Signore ”

 

 

Foto 03 - L'interno del campanile durante i restauri

 

Il REGIO DECRETO n°505 del 23 Aprile 1942

Rivisitazione dell’articolo

“DUE CAMPANE PER CANNONI DA GUERRA”

di Pier Giuliano Cecchi

 

La seconda guerra mondiale, che secondo le errate valutazioni tedesche, doveva rivelarsi una guerra lampo, si trasformò ben presto in una guerra di logoramento.

L’intervento italiano, non supportato da una adeguata struttura bellica e dalla scarsità di materie prime, dovute ad anni di embarghi legati alla politica estera fascista, ebbero come conseguenza diretta l’adozione di provvedimenti restrittivi sull’economia nazionale con requisizioni di ferro e rame, utili alla folle causa.

Nel 1942, il Governo italiano promulgò un Regio Decreto, datato 23 aprile n°.505, con oggetto: Raccolta di campane facenti parte di edifici di culto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 maggio della stesso anno, n°.124.

In base a questo decreto il Sottosegretariato di Stato per le Fabbricazioni di Guerra era autorizzato a requisire metà delle campane della chiese per farne materiale bellico.

Come ci dice il Proposto, Mons. Lino Lombardi, nel suo libro “Barga sulla linea Gotica”, questa notizia “tanta emozione suscitò in tutta l’Italia”. Barga si interrogava sulla sorte del doppio del Duomo, dato che, secondo le prime fonti, ad ogni chiesa sarebbe rimasta un’unica campana, mentre le altre in “soprappiù” sarebbero state requisite.

Mutilare il campanile del Duomo di due campane, avrebbe determinato il “DE PROFUNDIS” di quel doppio che fin dall’antico è stato concepito quale anima sonora della Comunità di Barga, che rievocando la sua storia, scandiva il presente quale auspicio per il futuro.

Prima di iniziare a togliere le campane bisognava fare gli inventari e stabilire quali erano quelle di pregio storico-artistico da salvare; per cui solo nel 1943 l’ENDIROT, Ente Distribuzione Rottami, iniziò a togliere le campane dai campanili e ad ammassarle in depositi per poi farle fondere.

L’Operaio del Duomo e Podestà di Barga, Morando Stefani, la cui sensibilità così è descritta dal Lombardi nel libro poc’anzi ricordato: “..esplicò un’attività veramente straordinaria” e il Proposto non attesero passivamente la triste esecuzione, ma, mostrando una sinergia non comune tra autorità civile e religiosa, si “giocarono” la sopravvivenza del doppio puntando con decisione sul valore storico e artistico delle campane del Duomo.

Infatti il 18 giugno 1942, il Proposto, inoltrò un esposto al Vescovo di Pisa, con il quale richiamò la sua attenzione sul valore storico e artistico delle campane del Duomo di Barga, oltre all’atavico affetto dei Barghigiani per il loro doppio.

Copia di questo esposto fu rimesso, dal Proposto in persona, nelle mani del Soprintendente ai Monumenti Arch. Pacini.

L’ampio contenuto inizia con : “ Eccellenza Rev.ma, mi permetto, non tanto in nome proprio e dell’Operaio del Duomo, quanto dell’intiera popolazione Barghigiana, di chiamare la Vostra attenzione sulle campane del Duomo. Vi sottopongo perciò il seguente esposto”.

Segue una digressione sul termine adottato in un questionario del 1941, circa il “valore eccezionale ed artistico”, per giungere a descrivere la storia delle tre campane del Duomo e a sollevare il dubbio che potessero essere considerate alla stregua delle altre:

“ Ma a Barga vi sono altre chiese, le quali possono mantenere una campana. Ora che importa a noi se queste chiese manterranno una campana se il terzetto del Duomo vien mutilato di due elementi? Meglio sacrificare tutte le campane delle chiese minori di Barga e salvare il doppio del Duomo. Questo è il pensiero di tutta la popolazione Barghigiana di cui prego V.E. di tener conto a suo tempo”.

Si continua con altre osservazioni, tra cui, al punto quattro si evidenzia che: “Le campane (del Duomo) di Barga sono state ispiratrici di bellissimi versi pascoliani”, mentre al punto cinque si dice: “L’orologio pubblico suona con le campane del Duomo e non vi è che non veda in ciò l’utilità pubblica, tanto più che suonando ogni quarto da tutta la popolazione, specialmente a quella sparsa nella montagna, l’ora esatta, anche qui affiora il ricordo della poesia pascoliana l’Ora di Barga”.

Infine al punto sei: “qualora si volessero togliere le campane bisognerebbe disfare quello che è stato fatto nei recenti restauri alla cella campanaria, a meno che non si vogliano togliere in loco e calarle a brandelli in mezzo ad un maggior disappunto del popolo”.

In data 27 febbraio 1943 la Regia Soprintendenza ci comunicava che “ il Ministero delle fabbricazioni di guerra esentava le campane del Duomo di Barga dalla requisizione; avrebbero dovuto esser consegnate le campane delle Chiese minori”.

Il precipitare degli avvenimenti non permise, sul nostro territorio, l’attuazione di queste disposizioni quindi tutte le campane rimasero al loro posto.

Poi la guerra sopraggiunse nei nostri luoghi e fu la “Linea Gotica”, che, tra le tante distruzioni, non risparmiò le campane di S. Rocco, una delle due campane gemelle della chiesina di S. Elisabetta e le campane di S. Michele di Albiano.

 

Foto 04 - Il Regio Decreto del 1942

 

BARGA RIPRENDERA’

Articolo estratto da

“La Gazzetta del Serchio” del 4 maggio 1945

 

Le notizie che arrivavano a Barga, portate da coloro che di frodo giungevano al piano e toccavano Lucca, erano confortanti quanto mai: “gli Alleati hanno preso Massa, Avenza, Carrara; I Tedeschi si ritirano”.

Ma intanto a Barga continuavano a cadere come per il passato le granate che scoperchiavano i tetti e smozzicavano i cantonali delle case.

“Di qui non se ne vanno!” esclamava le gente stanca, sfiduciata, demoralizzata.

“Dai nostri monti non andranno più via! Coraggio, coraggio, sono le ultime”, facevano animo quei pochi che in sette mesi di fronte, sembravano i più indifferenti, i più insensibili ai pericoli che sovrastavano.

Gli ultimi giorni di cannoneggiamento furono tali da far dimenticare le giornate di Natale. Centinaia di granate piovvero su Barga da tutte le parti.

Contemporaneamente si udiva esplodere sul Piangrande, altri colpi scoppiavano sul Castello, altri sotto alla Ripa, altri ancora nell’area della Bellavista. Pareva un uragano di fuoco!

Fortuna che i Barghigiani avevano al loro attivo sette lunghi mesi di allenamento. Dal sibilo sapevano riconoscere la provenienza e il calibro del proiettile.

Rintanati nei fondi delle cantine, uomini, donne, vecchi, ragazzi silenziosi, con gli occhi dilatati e le orecchie irte, aspettavano la fine, la fine di quel concerto.

Ed ecco che i colpi verso il mercoledì sera alle otto andarono diminuendo, si fecero più radi, si distanziarono di minuti gli uni dagli altri, smisero del tutto.

Per tutta la notte Barga e i paesi circonvicini, al di là della Corsonna, e sulla Valle del Serchio, rimasero avvolti nel silenzio, confortati da un cielo stellato, illuminato dai raggi d’una pallida luna.

I Tedeschi erano fuggiti oltre Castelnuovo. Eravamo liberi ed ancora non lo sapevamo. L’artiglieria Alleata che si trovava a Loppia, a Filecchio, a Fornaci, ebbe l’ordine di spostarsi in avanti.

Allora, adagio, adagio, timidamente, ma sempre titubanti ed indecisi, i Barghigiani cominciarono a guardarsi negli occhi: “Che sia proprio vero questa volta?” “Il cannone non si sente più! Non si sente più!”

E volemmo essere felici, esultanti, ma ci mancò la forza tanto eravamo estenuati, sfiniti, da sette mesi di febbre!

Soltanto verso il pomeriggio del venerdì si vide qualcuno che girava per il paese facendo zig-zag.

Dai paesi della piana di Lucca, a piedi, in bicicletta, con mezzi di fortuna, cominciarono a giungere i fuggiaschi di Natale, e quelli che scapparono ai primi colpi di mortaio, ritornarono e rimasero allibiti. Avevano lasciato il paese quasi intatto e lo trovavano ferito, mutilato, con ciottoli di embrici e di mattone accatastati per ogni dove, che sembravano pezzi di carne arrossata dal sangue.

E cercarono una casa,una stanza, un fondo, magari una capanna, o un metato, perché se era stato duro vivere a Barga sotto le bombe, come sfollati avevano sofferto la loro parte. A poco a poco il paese andò animandosi e man mano il numero dei cittadini cresceva; il passo, il comportamento, la sicurezza fisica dello scampato pericolo, si andava irrobustendo.

Anche l’orologio del Duomo si scosse dal suo lungo torpore (1), si scrollò di dosso sette mesi di sibili, di scoppi, e con i suoi allegri rintocchi ci disse: Siamo sempre vivi! E mentre commossi ascoltavamo i quattro quarti rintoccati a breve distanza gli uni dagli altri, per un attimo soltanto, rivedemmo nel pensiero, il Piacenza con un carretto accompagnato dal Cappellano portare un morto alla sepoltura. Dove? Ogni luogo riparato dai colpi di mortaio era buono.

La febbre era ora passata, ma un’atonia fisica e morale aveva lambito il nostro spirito depresso e poco durò la gioia per le ore suonate dalla nostra massima torre.

Bisognava rianimare questo popolo che per lunghi mesi, al lume affumicante della benzina, era stato a colloqui con la morte; bisognava rincuorare coloro che tornavano dalla pianura, bisognava assemblarli tutti, per confondere insieme le loro pene, i loro dolori, al fine di rimetterli in cammino.

E dalla massima torre del Castello le campane (2) suonarono a distesa: erano le campane della vecchia Barga che annunciavano per un raggio di chilometri che domani, domenica, al Duomo, c’era il triduo di ringraziamento al Signore.

E dalla montagna scesero giù i nostri bravi e magnanimi montanari, dal piano vennero su gli operai, gli artigiani e tutti insieme ci riversammo al Duomo.

E dall’altare maggiore illuminato da grossi ceri, attorniato da sacerdoti officianti, il Prevosto Monsignor Lombardi, con voce accorata, che sapeva di lacrime e di sofferenze, parlò; parlò ai presenti con il pensiero rivolto alle vittime innocenti che la guerra aveva mietuto per la nostra contrada. “Barga riprenderà”.

E quel “Barga riprenderà”, ripetuto continuamente, era un rintocco nel cuore di ognuno e lo scuoteva dalla sua atonia e lo portava in contatto diretto con la vita che reclama i suoi diritti, con la natura che conosce limiti di tempo.

“Barga riprenderà”, e mentre così Monsignore esortava, le teste degli uomini si abbassavano stanche sul petto e ognuno pensava agli assenti, a quelli che lo saranno per sempre e a quelli che tutti speriamo di abbracciare presto.

“Barga riprenderà (3)”, e noi guardammo il cielo dagli squarci del tetto e posammo poi lo sguardo sulle belle finestre a colori, alcune delle quali ferite dalle schegge.

Gli accordi dell’organo s’innalzarono per le volte e arrivarono al cielo attraverso gli squarci del tetto sconquassato.

Le donne s’inginocchiarono; era cominciata la preghiera dei morti. Gli uomini chinarono il capo ancora di più e le vittime innocenti di Barga, sembrava fossero presenti in questo canto di preghiera e di perdono.

Le campane ripresero a squillare, ma questa volta esse dicevano una parola nuova a tutti che si sperdeva nell’aria, perciò diventava eterna. “Barga riprendera!”

Sull’Aringo alto e splendente batteva il sole.

 

 

Note

 

N.1 - Da “BARGA SULLA LINEA GOTICA” : Sabato 21 chiedo il nulla osta per il suono delle campane che tacciono dall’ottobre 1944; ma non sapendosi ancora dove si sia stabilizzato il fronte mi s’invita a pazientare qualche altro giorno. Si permette però la ripresa del suono dell’orologio. Allora dispongo senz’altro che il suono delle campane sia ripreso solennemente alle 12 di sabato 28 aprile e che domenica sia fatta una solenne cerimonia religiosa in Duomo in ringraziamento a Dio, in propiziazione per i vivi e per suffragio dei morti.

N.2 - Da “BARGA SULLA LINEA GOTICA”: Come avevo deciso, così nel sabato 28 aprile a mezzogiorno riprese il suono delle campane. Prima una lunga distesa per salutare le vittime militari e civili della nostra Barga; poi il doppio solenne: la voce della letizia finalmente risuonava dove fino a poco prima avevano dominato le orride voci di strage e di morte. Non v’era barghigiano che non avesse il volto irrigato dal pianto. A sera, ancora la voce delle campane fino a notte tarda.

N.3 - Da “BARGA SULLA LINEA GOTICA”: Ma era proprio vero? Non era un sogno? Era la realtà; ma stentavamo a riattaccarci alla vita![…] Parlai al popolo e, fra l’altro prendendo spunto dal fatto che pur ferita la nostra Chiesa era sostanzialmente intatta come pure la nostra torre ed inalterata la voce delle campane, auspicai la ripresa di Barga con una frase che sembrò una parola d’ordine: Barga riprendera![…] Così nel nome di Dio; pur tra cumuli di macerie e colle sue gravissime ferite e mutilazioni, Barga iniziava con fiducia ed energia il cammino della sua ripresa.[…]

 

 



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Bibliografia

Bib-ST-000 - Testo di Ing. Arch. Michele Cuzzoni

Bib-ST-823 - Monografia di Bruno Sereni

Bib-ST-824 - Monsignor Lino Lombardi - All’ombra del Duomo di Barga

Bib-ST-825 - Pier Giuliano Cecchi - Articolo “Due campane per cannoni da guerra”

Bib-ST-826 - Barga riprenderà - Articolo estratto da “La Gazzetta del Serchio” del 4 maggio 1945

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