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 Archeologia fusoria

AREA II - ARCHIVIO STORICO (ARS)

Cap. ARS-C01 - Archeometallurgia - Pag. ARS-C01.13

Gli argomenti trattati sono stati inseriti da Ing. Arch. Michele Cuzzoni nel 2011 - © Copyright 2007- 2024 - e sono desunti dalla documentazione indicata in Bibliografia a fondo pagina


 

Del Fondere le Campane: Introduzione agli Atti del Convegno

 

INDICE:

 

Monografia di Silvia Lusuardi Siena [*], Elisabetta Neri [*]

INTRODUZIONE

 

Il convegno "Del fondere campane. Dall'archeologia alla produzione: quadri regionali per l'Italia settentrionale", [...], è nato dalla curiosità personale e dall'esigenza scientifica di affrontare,a  più voci e con diverse prospettive di conoscenza, in unico grande tema di ricerca: quello dell'arte antichissima del fondere le campane. Di tratta di un tema sul quale si sa ancora assai poco - nonostante abbia conosciuto di recente un rinnovato interesse - e la cui fecondità si potrà almeno in parte apprezzare, [...], dai testi che si sono raccolti.

La presenza dei contributi di tutti gli studiosi intervenuti al convegno e di alcuni altri [...] è segno importante dell'interesse suscitato e della vivacità dei contatti e delle relazioni nati nei giorni della manifestazione.

La ricchezza e le potenzialità euristiche della ricerca intorno a questo sapere artigianale di lunga tradizione non sono una novità: proprio riprendendo quanto Pierangelo Donati aveva documentato, argomentato e intuito nel suo Campanato [1] per interpretare alcune messe in luce in vecchi scavi, nacque, alcuni anni or sono, nell'interno dell'Istituto di Archeologia dell'Università Cattolica di Milano, il progetto di ricerca da cui i risultati che presentiamo si sono sviluppati [2]. D'altronde, nei vent'anni che sono intercorsi tra il lavoro di Donati e il presente, l'Archeologia Medievale ha acquisito progressivamente sempre più dignità e importanza, le ricerche sono aumentate e di conseguenza il numero di atéliers per la produzione di campane rinvenuti, soprattutto all'interno di edifici di culto, si è moltiplicato a dismisura; via via che si acquistava consapevolezza del potenziale informativo di queste strutture, si evidenziavano anche le difficoltà nell'interpretazione dei depositi e nella ricostruzione d'insieme del fenomeno produttivo nelle sue dinamiche e nella sua distrinuzione sul territorio. L'inevitabile interesse scientifico scaturito intorno al tema ha fatto sì che proliferassero le curiosità, strutturate, articolate e indirizzate verso percorsi differenti in base ad esigenze, formazioni e strumenti disponibili nelle diverse scuole archeologiche. [3]

Un primo momento d'incontro è stato il convegno "Dal fuoco all'aria: arte campanaria dal Medioevo all'Età moderna", tenutosi nel dicembre del 2004 ad Agnone (IS), luogo della Pontificia Fonderia Marinelli, e organizzato dal prof. Fabio Redi, di cui ora è disponibile l'importante volume degli Atti [4]. Questa iniziativa ha avuto lo scopo precipuo di ribadire l'importanza del manufatto campana e di segnalare quali fossero le fonti, i mezzi e gli argomenti finora utilizzati e seguiti dalla ricerca.

A noi è sembrato prioritario cercare di fare ordine nel complesso panorama dei dati editi e inediti, per avere una valutazione attendibile degli impianti individuati a livello archeologico su un'area circoscritta, allo scopo di relazionare l'attività produttiva al territorio; tecniche e saperi artigianali sono infatti espressione dell'organizzazione economica e insediativa dell'area in cui sono documentati e indicatori del background etnico - culturale che li ha generati.

Si è scelto di limitare il campo all'Italia settentrionale non solo per verificare come si sia diffusa e organizzata la produzione di campane in un territorio culturalmente "compatto", ma anche per esigenze pratiche legate alla difficoltà di gestire un numero troppo alto e disomogeneo di dati. E' noto, inoltre, che nuovi progetti sono stati avviati per l'Italia centro-meridionale e rimane l'auspicio che altre aree geografiche attuino analoghi percorsi di studio in grado di favorire la comparazione dei risultati e valorizzare le relazioni interregionali che già in questo convegno sono emerse tra l'Italia settentrionale, il Centro-Sud e l'area transalpina. Se i magistri veneziani Vetor e Nicola nel XIV sec. si recavano anche in Abruzzo per realizzare campane [5], se a metà del secolo successivo Antonius de Gastechis de Viterbo lavorava in Canton Ticino [6], e ancora se Georgius Panormitanus nel XVI sec. fondeva a Galbiate (LC) [7], ci saranno state delle ragioni economiche e storiche che solo un lavoro su scala nazionale potrà pienamente mettere in luce.

L'omogeneità dei dati raccolti, conditio sine qua non per raccordare le informazioni relative alle diverse regioni, potrebbe essere garantita dall'uso del modello di scheda precedentemente elaborato [8] e la cui validità ha avuto proprio nel convegno un'importante occasione di verifica.

La partecipazione alla manifestazione da parte delle Soprintendenze per i Beni Archeologici ha assicurato, pur con le perdite causate da scavi di emergenza o da malaugurate distruzioni verificatesi nel corso di numerosi restauri, l'elaborazione di ampie rassegne regionali, grazie alle quali è ora più facile valutare complessivamente il fenomeno produttivo e comprenderne molti aspetti: abbiamo cercato di farlo nelle considerazioni conclusive di questo volume [9].

Siamo partiti da un'istanza archeologica per comprendere, attraverso gli indicatori matriali, le dinamiche di produzione e l'area di distribuzione del fenomeno produttivo, sulla scia di quanto emerso nelle precedenti fasi della ricerca [10]. Ci è sembrato tuttavia imprescindibile coinvolgere storici, liturgisti, musicologi, storici dell'arte, storici dell'architettura e archeometri, nella consapevolezza che occorre intraprendere un percorso di ricerca armonizzato su conoscenze e competenze diverse per poter cogliere pienamente il significato complessivo dei manufatti, prodotti di uomini e utilizzati in un contesto sociale e religioso con valenze di volta in volta differenziate.

La prima sezione del volume è così dedicata alla ricerca dell'origine delle campane fin dalle loro presenze classiche [11], alla decodificazione del ruolo di medium nella società medievale (richiamo alla liturgia [12], scansione del tempo [13], segnalazione del pericolo [14]), del loro valore musicale [15] e della loro simbologia cristiana, percepita come fortemente connotante per tutto il medioevo anche dall'Islam [16]. Si presenta inoltre un approfondimento sui primi campanili altomedievali e sul rapporto tra campane e campanili [17], consapevoli però che l'argomento necessiterebbe di un affondo a se' stante ad opera di storici dell'arte e dell'architettura e di archeologi degli elevati.

Una seconda sezione raccoglie i dati di scavo delle officine temporanee per campane messe in luce in Italia settentrionale e in Canton Ticino. Molti autori si sono preoccupati di non fornire solo una rassegna dei dati, ma di indagare nella sua complessità l'evento produttivo e i suoi esisti economici, ricercando fonti non archeologiche che potessero integrare le informazioni [18].

Segue una parte relativa a questioni di metodo in oridine ai criteri di catalogazione degli impianti [19] e all'apporto che le indagini scientifiche possono offrire per saperne di più sulla matrice culturale di chi operava e sul suo sapere [20].

L'ultima sezione affronta i possibili percorsi di valorizzazione delle campane, dalla schedatura dei manufatti sui campanili [21], alla musicalizzazione di collezioni di campane e di fonderie [22]. In particolare si è pensato di coinvolgere nella rassegna alcune delle poche imprese ancora attive o comunque consapevoli del loro passato, autentiche interpreti dei complessi fenomeni economici che traspaiono dai documenti tardomedievali [23] e che sono all'origine delle imprese familiari: queste hanno segnato in maniera marcata l'età moderna e oggi vanno purtroppo progressivamente spegnendosi, con il loro ricco patrimonio di esperienza.

Si è infine solo sondato, un po' provocatoriamente, il campo della musicoterapia legato al millenario valore della campanasu cui sarebbero necessari molti approfondimenti specialistici di carattere tecnologico, ma soprattutto antropologico, qui non sviluppati.

Si è ritenuto opportuno collocare all'interno delle diverse sezioni del volume anche i contributi che al convegno sono stati presentati nei poster: la scelta dovrebbe favorire il lettore nell'aggregare tematicamente le informazioni.

Per non far risuonare a vuoto i nostri cembali dobbiamo ricordare che alle spalle degli impianti in cui essi vengono prodotti c'è un fabbro che fonde con la sua tradizione, un committente che esprime dei bisogni e ripaga a seconda delle sue possibilità, una comunità che ascolta i suoni e riconosce i richiami, un ministro del culto che benedice gli strumenti, un architetto che progetta un campanile dove collocarli, un muratore che realizza l'opera, un campanaro che suona secondo le usanze locali e molti altri personaggi inaspettati che collaborano all'attività produttiva o che fruiscono degli effetti che ne derivano.

Per conoscere questi uomini [24] il convegno a messo a fuoco altre strade, oltre a quelle più abitualmente percorse e praticate:

1) I documenti d'archivio (resti dei camerari delle pievi, registri delle delibere consiliari comunali, registri notarili, visite pastorali) descrivono indubbiamente il tessuto e lo scenario sociale in cui avviene la fusione [25] e permettono di intuire il ruolo della campana in momenti e situazioni differenti [26], non meno delle fonti storiche e letterarie [27], oltre che talvolta di datare l'evento produttivo [28]. Consentono inoltre di integrare il dato archeologico anche per gli aspetti tecnico-produttivi: si possono ricavare utili informazioni riguardo ai tempi di produzione, all'approvigionamento a alla circolazione delle materie prime [29] e ai diversi modi di fare delle maestranze, se i documenti vengono letti avendo negli occhi com'è strutturato e come funziona un impianto e quali materiali e strumenti sono necessari.

2) Le epigrafi campanarie, insieme ai dati d'archivio, forniscono una quantità immensa di informazioni sui maestri fonditori [30], talvolta permettendo di comprendere la loro area di azione e l'organizzazione del lavoro. Importante è combinare, laddove possibile, il dato epigrafico ocn la forma del manufatto finito, individuando oltre al profilo di campane e aures, decorazioni peculiari o marchi di fabbrica che permettano il riconoscimento del magister anche in assenza di firme [31]. Forse si sarà allora in grado di riconoscere il fonditore anche dai frammenti di stampo [32]. Alcuni dati emergono anche sui committenti, intorno ai quali sarebbe necessaria una ricerca prosopografica comparata con i dati archeologici per intuire quali criteri orientano le loro scelte [33].

3) L'iconografia può essere una preziosa risorsa per valutare in quali contesti viene rappresentata la campana o la sua produzione, in relazione a quali gesti, a quali situazioni, in combinazione con quali oggetti [34]. Inoltre le raffigurazioni possono suggerire deduzioni importanti sullo sviluppo morfologico della campana - sempre considerando quanto emerge dai manufatti esistenti e dalle ricostruzioni prodotte dai frammenti di stampo -, oltre che fornire informazioni preziose sulla sua collocazione [35].

4) Sono stati segnalati nuovi trattati tecnici [36] su cui sarà importante condurre studi specifici chiedendosi pero, soprattutto per quelli più recenti - dato che quasi ogni fonderia artigianale attiva o di recente dismessa ne possiede uno -, quanto le situazioni descritte possano essere applicate agli atéliers medievali.

5) L'etnoarcheologia e l'archeologia sperimentale, pur non potendo rendere una scienza esatta l'archeologia, fanno crescere le capacità interpretative in relazione ai residui di produzione, agli spazi operativi, agli strumenti utilizzati, all'organizzazione del lavoro, e permettono di osservare una realtà viva nei suoi gesti e nelle sue emozioni [37]. Sarebbe importante svolgere un'indagine etnoarcheologica in più fonderie con criteri omogenei, per valutarne analogie e differenze e riconoscere le peculiarità dominanti di ogni bottega, al fine di capire quanto e quando, dal resto materiale, si possa cogliere la diversità culturale del gesto operativo.

6) L'archeometria, nel dialogo continuo tra archeologo e scienziato sui problemi posti dallo scavo, può portare, oltre che ad una miglior conoscenza dei materiali impiegati e a una ricostruzione più realistica della sequenza operativa, anche a una maggior consapevolezza sui criteri di scelta delle materie prime e sulle zone di approvigionamento in grado di aprire prospettive di indagine intorno agli scambi di merci e ai contatti socio-culturali che questi comportano: aspetti praticamente tutti da indagare [38]. Le analisi chimico-fisiche possono essere inoltre molto utili per decodificare situazioni stratigrafiche di difficile intelligibilità o per verificare l'ipotesi interpretativa formulata [39].

Ci auguriamo che l'espreirenza del convegno concretizzata in questi Atti abbia per i lettori, che siano specialisti o no, una valenza didattica: ciascuno degli autori, infatti, non senza fatica ha messo a disposizione il proprio sapere perchè venisse integrato e valorizzato dalle diverse competenze altrui.

Per il lettore esperto sarà utile ripercorrere le problematiche legate ad una corretta interpretazione del processo produttivo ai fini di una fedele ricostruzione del sito archeologico; maturare competenze sempre più specifiche per il riconoscimento e la corretta schedatura dei manufatti, degli impianti e degli indicatori di produzione; avviare indagini mirate sul sapere artigianale in relazione all'identità delle maestranze e dei committenti, alle radici delle tradizioni e ai legami con altri cicli produttivi metallurgici. Ma auspichiamo che il volume possa avere una valenza didattica forte anche verso chi sa di non sapere abbastanza, ma è curioso di procedere nella conoscenza, come i molti giovani che hanno partecipato interessati e assorti alle giornate del convegno. Il tema delle campane educa alla tutela e al rispetto delle tradizioni artigianali, depositarie di un sapere millenario, stimola la curiosità e l'interesse verso aspetti della ricerca ritenuti spesso marginali, che invece possono diventare, che invece possono diventare "cartine di tornasole" di fenomeni storici di ampia portata, aiutandoci a cogliere in profondità il significato di un simbolo della nostra cultura. Riproponendo le parole di Tiziano Mannoni, vorremmo che la ricerca che si sta sviluppando sull'arte campanaria diventasse "un dialogo alla maniera degli antichi, che evita le verità assolute e che più si addice alla complessità delle realtà umane".

Proprio a Tiziano Mannoni, che da molti anni rappresenta - e non solo per tutti noi - un interlocutore privilegiato per i "discorsi sul metodo", lasciamo ora la parola, per una riflessione spassionata sul volume, fresco di stampa, che segna ufficialmente, da parte della Cattedra di Archeologia Medievale dell'Università Cattolica di Milano, l'apertura verso un orizzonte di ricerca assai vasto e complesso, destinato, ci auguriamo, a godere nel prossimo futuro di ulteriori fecondi sviluppi.

 

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Molte sono le persone e gli Enti che desideriamo ringraziare per l'aiuto nell'organizzazione e nella realizzazione di questa "impresa".

Il prof. Giorgio Picasso, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Ateneo nell'a.a. 2005/2006, per l'aiuto finanziario e la convinta partecipazione con cui ha sostenuto l'iniziativa. Il suo successore, prof. Luigi Pizzolato, per l'interesse mostrato nel seguire gli sviluppi del nostro lavoro.

La Direzione generale Cultura, Identità, Autonomie della Regione Lombardia e la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Lombardia per il patrocinio all'iniziativa.

Tutti coloro che, in modo diverso, sono intervenuti al convegno e che hanno mantenuto l'impegno di organizzare i dati raccolti in un testo: innanzitutto i colleghi di Università e Soprintendenze; gli autori dei poster, tra cui gli studenti della Scuola di Specializzazione in Archeologia dell'Università Cattolica, che con curiosità ed entusiasmo hanno affrontato per la prima volta settori di studio talora inconsueti; non dimentichiamo chi si è fatto coinvolgere a posteriori, inseguendo le nostre esigenze e i tempi spesso ristretti.

La Pontificia Fonderia Marinelli ha rallegrato le giornate del Convegno con il suono delle campanelle offerte in omaggio ai relatori; la Fonderia Barigozzi ci ha permesso di concluderle con una gustosa "merenda" e con la visita agli spazi di lavoro in corso di musealizzazione e all'archivio in allestimento.

Per la stampa del volume abbiamo un particolare debito di riconoscenza verso la Fonderia Capanni di Castelnuovo ne' Monti (RE): Laura ed Enrico Capanni, oltre al consistente sostegno economico, ci hanno offerto l'opportunità di vivere per la prima volta, "in diretta" l'emozione del momento della fusione, ogni volta ricca di incognite. Ancora alla Fonderia Barigozzi e alla ditta Alfa.VI Collamati per il contributo finanziario non disgiunto dall'attivo coinvolgimento.

Hanno tenuto con noi le fila dell'organizzazione Filippo Airoldi e Daniela Musiari: senza il loro competente aiuto nel coordinamento e nelle questioni pratiche non ce l'avremmo fatta.

L'ideazione della locandina e della copertina si deve alla creatività di Anna Cavalleri.

Un contributo decisivo alla buona riuscita della manifestazione è venuto dal sostegno dei colleghi dell'Istituto di Archeologia e dal volontario e disinteressato supporto nelle pubbliche relazioni degli studenti Anna Antonini, Lara Beretta, Elena Dellù, Maria Laura Delpiano, Chiara Mandelli, Manuela Mentasti, Claudia Ghezzi, Paolo Simonetta. Ci piace pensare che questa attività, collaterale allo studio in cui sono quotidianamente impegnati, sia stata una buona premessa per un futuro, auspicabile inserimento stabile nella tutela e nella valorizzazione dei Beni Culturali.

 

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Note

 

* Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano

1 Donati, 1981

2 Nello specifico questa ricerca rientra nel progetto "Assetti insediativi, relazioni interetniche, organizzazione economica e produttiva in Italia settentrionale tra tardoantico e medioevo", tema dell'unità operativa locale (responsabile prof.ssa Silvia Lusuardi Siena) compreso nel progetto di rilevante interesse nazionale cofinanziato dal MIUR (PRIN 2003) su "Archeologia e archeometria per lo studio degli insediamenti e delle produzioni tardoantiche e medievali" (Coordinatore nazionale Silvia Lusuardi Siena). Il filone rivolto alla produzione di campane ha preso avvio dallo studio della fornace della cattedrale di Luni scritto nel 2002 (Lusuardi Siena 2006) e da una tesi di laurea (Neri 2002-2003).

3 Nel 2003 presso l'Università dell'Aquila Giovanna Petrella si laureava con una tesi dal titolo "La produzione delle campane in Abruzzo e Molise. Primi risultati della ricerca archeologica" (relatore prof. Fabio Redi), da cui ha preso avvio un più ampio progetto di ricerca (vedi oltre). L'anno successivo presso l'Università di Siena la dott.ssa Lucia Ferrari iniziava, all'interno del XVIII ciclo del Dottorato di Ricerca in Archeologia Medievale, una tesi su questo tema (tutor prof. Tiziano Mannoni), incentrata soprattutto sugli aspetti etnoarcheologici. Nel 2005 veniva pubblicato un importante lavoro monografico (Magister Tosculus) su un fonditore di Imola grazie all'indagine guidata dal prof. Sauro Gelichi dell'Università "Ca' Foscari" di Venzia.

4 Dal fuoco all'aria.

5 Bottazzi, infra.

6 Cardani, infra.

7 Neri, infra.

8 Neri 2004.

9 Lusuardi Siena, Neri, infra, pp. 445-471.

10 Neri 2006; Lusuardi Siena 2006.

11 Perassi, infra.

12 Navoni, infra; Andenna, infra.

13 Ghisalberti, infra

14 Settia, infra.

15 Barassi, infra.

16 Vaj, infra.

17 Trevisan, infut; Panero, infut.

18 Guerra, Tiussi, infut; Bruno, Neri, infra; Neri, infra, Cardani, Vergani, infra; Cortellazzo, Perinetti, infra; Micheletto, infra.

19 Nepoti, infra; alcune osservazioni in questo senso sono presenti anche in Guarnieri, infra e Micheletto, infra.

20 Per le analisi sui frammenti di stampo e sui resti paleobotanici Castelletti, Guggiari, infra; per le analisi degli indicatori metallurgici Cucini, infra e Fasnaght, infra; Alcune osservazioni sulle potenzialità dell'archeometria sono contenute anche in Mannoni, infra.

21 Petrella, infra; Tozzi, infra.

22 Capanni, infra; Nicolini, infut; Donà, infra; Grassmayr, infut; Moser, infra.

23 Bottazzi, infra.

24 Papparella, infra.

25 Si pensi ad esempio al documento che riguarda le spese sostenute dalla Camera di S. Maria della Pieve di Gemona (UD) (Bottazzi, infra; Guerra, infra) o ai documenti d'archivio relativi alle campane cinquecentesche della pieve di S. Stefano di Filattiera (MS) (Giannichedda, Ferrari, infra).

26 Settia, infra; Tripps, infra.

27 Andenna, infra; Cammarosano, infra; Navoni, infra.

28 Ad esempio il caso di Illasi (VR) (Bruno, Neri, infra)

29 Bottazzi, infra; Ciannichedda, Ferrari, infra; Cucini, infra.

30 I dati raccolti (ricavati dai contributi di Sartorio, Bottazzi, Chiavegato, Cortellazzo, Perinetti, Guerra, Tiussi, Neri, Caimi, Cardani, Micheletto, Guernieri, Tozzi, Capanni, Petrella, Nicolini, Donà, Grassmayr) vengono sinotticamente presentati nella tabella 2 presente nelle considerazioni conclusive di questo volume.

31 In proposito si consideri il lavoro svolto in Magister Toscolus, le schedature di Forati 2007, Chellini 2007, Petrella 2007, i contributi di Chiavegato e Moser in questa sede, nonché le nostre osservazioni conclusive.

32 E' solo un caso che i frammenti rinvenuti nell'impianto di Cavaion (VR) abbiano restituito delle campane con delle croci e una forma simile a quella di Gislimerius di Verona? (Bruno, Neri, infra).

33 Sono abbastanza numerosi i casi in cui all'impianto produttivo può essere associato il nome del committente: Lorenzo di Cividale per Aquileia (Guerra, Tiussi, infra) Giovanni Bosio e Michele Gioffreddo Gazzano per San Remo (Gandolfi, infra); Georgius de Garbato Panormitanus per Galbiate (Neri, infra); Michele Pogeti di Torino e Tommaso Mirandi di Annecy per il Duomo di Torino; Giuseppe di S. Caterina per Novalesa (Micheletto, infra); Antonius Gastechis de Viterbo a S. Antonino; Lamprecht di Sciaffusa a Quinto; Nicola Bonavilla e Nicolò Sottile a Lugano; Giovanni Battista de Andrei a Biasca; i fratelli Barigozzi a Preonzo (Cardani, infra); Manfredus a Ortisei, Hans Schelner ad Auna di Sotto; i Grassmayr a Bressanone (Ciurletti, Dal Ri, Rizzi, infra); Ugoneto Vanchy ad Aosta (Cortellazzo, Perinetti, infra).

34 Angelino, infra; Farioli, Nepoti, infut.

35 Garanzini, infra.

36 Bottazzi e Cammarosano hanno posto l'attenzione sul Dizionario delle arti e dei mestieri del veneziano Francesco Griselini (XVIII sec.); altre menzioni si trovano in Giannichedda, Ferrari, infra; Tozzi, infut; Nicolini, infra; Capanni, infut. Al prof. Andrea Saccocci dobbiamo la segnalazione del Liber Abaci di Leonardo Fibonacci, databile al 1202, dove si parla di una campana fatta con cinque metalli e delle proporzioni necessarie per produrla; a dialoghi avuti nel corso del convegno con Mauro Cortelazzo e Lucia Ferrari dobbiamo la conoscenza dell'esistenza di un trattato boemo illustrato del XV sec. citato da Crica 1971.

37 Giannichedda, Ferrari, infra.

38 Castelletti, Guggiari, infra; Cucini infra.

39 Si veda in proposito l'analisi condotta sul caso di Sclavons (PN) (Lusuardi Siena, Zanette, Neri e Cucini, infra).

 

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Bibliografia

Bib-ST-000 - Testo di Ing. Arch. Michele Cuzzoni

Bib-ST-145 - Monografia di Silvia Lusuardi Siena, Elisabetta Neri

Bib-ST-146 - Chellini R. 2007, Tre campane medievali dell'area del Chianti in Dal fuoco all'aria, pp. 283-287.

Bib-ST-147 - Crica N 1971, Dictionnaire de la métallurgie, Paris.

Bib-ST-148 - Dal fuoco all'aria. Tecniche, significati e prassi nell'uso delle campane dal Medioevo all'Età Moderna (Atti del I Convegno internazionale, Agnone 6-9 dicembre 2004), a cura di F. Redi, G. Petrella, Pisa 2007.

Bib-ST-112 -  Donati P.A., Il campanato, in “Quaderni di informazione “,8 (1981), Bellinzona.

Bib-ST-149 - Forati B 2007, Per un primo censimento delle campane toscane: i casi di Volterra e Firenze, in Dal fuoco all'aria, pp- 275-282.

Bib-ST-150 - Lusuardi Siena S. 2006, Una fornace per campane carolingia nella cattedrale di Luni (La Spezia) nel quadro di recenti rinvenimenti lunigianesi, in Archeologie. Scritti in onore di Tiziano Mannoni, a cura di N. Cucuzza, M. Medri, Bari, pp. 235-243.

Bib-ST-151 - Magister Toscolus de Imola, fonditore di campane, a cura di G. Savini, Imola 2005.

Bib-ST-152 - Neri E. 2002-2003, Le campane nel Medioevo: il processo produttivo tra fonti scritte ed evidenze archeologiche. Tesi di laurea discussa presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Cattolica di Milano, rel. prof.ssa S. Lusuardi Siena.

Bib-ST-153 - Neri E. 2004, Tra fonti scritte ed evidenze archeologiche: un modello per interpretare i resti materiali della produzione di campane, "Archeologia Medievale", XXXI, pp 69-114.

Bib-ST-154 - Neri E. 2006, De campanis fundendis. La produzione di campane nel medioevo tra fonti scritte ed evidenze archeologiche, Milano.

Bib-ST-155 - Petrella G. 2007, La catalogazione delle campane aquilane: una proposta di scheda, in Dal fuoco all'aria, pp 289-292.

 

 

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