AREA II - ARCHIVIO STORICO (ARS)
Capitolo ARS.I01: "Liturgia antica di Consacrazione delle Campane" - Pagina 01

Gli argomenti di questa pagina sono stati inseriti da Ing. Michele Cuzzoni nel 2012, aggiornati il 27/04/2016, e sono desunti dalla Bibliografia riportata a fondo pagina.

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    Il Battesimo delle Campane

 

INDICE:

 

Le Cerimonie religiose di M. l'abbé Banier - Traduzione di Ing. Michele Cuzzoni

 

 

La Benedizione delle Campane

La gente chiama impropriamente "Battesimo" la benedizione delle campane, perché si danno alle campane nomi di Santi (d) sotto l'invocazione dei quali le si offrono a Dio, perché essi le proteggano. La benedizione le consacra al servizio di Dio, affinché Egli doni loro la forza, non di danneggiare le orecchie..., ma di toccare i cuori per effetto dello Spirito Santo... Questa Benedizione è anche necessaria, quando esse suonano, a scacciare i demoni, ecc.

Il Papa Giovanni XIII benedisse per primo le campane, dando il suo nome nel 965, a quella di S. Giovanni in Laterano. Di tutte le cose che servono per le chiese, il sig. Fleury dice (e) che la benedizione più solenne è quella delle campane.

Il Vescovo è colui che di solito presiede la cerimonia. Prima di partecipare [alla cerimonia], i parroci hanno cura di far fondere le campane dai fonditori, (f) e faranno attenzione al fatto che la fusione non si faccia ne' in chiesa, ne' nel cimitero; e che non si imprima sulle campane nulla di profano, ma bensì solamente una Croce o l'immagine del Santo, Patrono della chiesa. Essi eviteranno che si faccia alcuna superstizione durante la fusione, e la benedizione delle campane.

Dopo la fusione, bisognerà disporre la campana il meglio possibile, per ricevere la benedizione, cioè occorre sospenderla in modo che vi si possa girare tutt'intorno, per toccarla dentro e fuori, lavarla e ungerla con gli oli santi. Presso la campana si metterà una sedia per il celebrante, uno sgabello alla sua sinistra per il diacono, e dei seggi da un fianco e dall'altro per il resto del clero.

Si porterà un tavolo con l'antifonale, o il rituale, nel luogo in cui si deve fare la cerimonia. Se si fa in una chiesa, si preparerà dal lato dell'epistola una credenza coperta da una tovaglia bianca, su cui si poseranno l'aspersorio, il vaso per l'acqua benedetta, quello del sale, gli asciugatoi, il vaso degli Oli Santi, quello del Sacro Crisma, la pasta [profumata], l'incenso, la mirra, il cotone, un catino, una brocca, la mollica di pane: in caso contrario si porteranno queste cose nel luogo [prosegue sotto]

Note:

(d) Rituale di Ales

(e) Così nel Diritto Ecclesiastico, Tomo I, Parte 2, Cap. 8

(f) Rituale di Ales

   

[continua da sopra] dove si farà la cerimonia; dopo questo si procederà alla benedizione nel modo seguente.

Il celebrante rivestito del camice, della stola e del piviale bianchi, e il diacono con tutti i paramenti dello stesso colore, escono dalla sacrestia in processione; il portatore di turibolo apre la processione; seguono due portatori di ceri con le loro lampade accese; segue il clero in fila per due; infine il celebrante, col diacono alla sua sinistra. Arrivati al luogo dove si deve fare la benedizione, i portatori di ceri li posano sulla credenza, rimanendovi vicino, e presso di loro si pone il portatore di turibolo. Il clero si disporrà da un fianco e dall'altro: il celebrante si siederà sul suo scranno vicino alla campana, e coprendosi, spiegherà alla gente la santità dell'azione che sta per compiere; ecciterà la loro attenzione, quel tanto che se ne troverà capace; e si alzerà in seguito, per cantare con il coro il Miserere, e qualche altro salmo indicato nel rituale.

Finito il canto, il celebrante e gli altri si alzano, scoprendosi. (a). Egli esorcizza e benedice il sale e l'acqua, proferendo la parola: prega Dio per l'uno e per l'altra, e Gli domanda in una delle sue preghiere, che per la virtù dell'acqua benedetta, la campana acquisti quella di proteggere dalle insidie del demonio, di allontanare gli spettri, ecc. In seguito mescola il sale e l'acqua, facendo tre segni di Croce (b) nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Nella preghiera che segue il mescolamento, si domanda a Dio che Gli piaccia (c) guardare favorevolmente la creatura del sale e la creatura dell'acqua, (d) e di santificarle: cioè usa allora le stesse preghiere per la benedizione del sale e dell'acqua, e le stesse cerimonie, che abbiamo descritte, parlando della benedizione delle chiese. Infine il Celebrante prende il suo aspersorio, lo bagna nell'acqua benedetta, e si mette a bagnare la campana dentro e fuori, e i ministri completano l'opera. Dopo averla completamente aspersa, strofinata dentro e fuori, si prendono dei panni e la si asciuga con cura. Durante questo lavaggio si cantano i salmi 145, 146, 147, 148, 149 e 150.

   

[Si prende] il vaso chiuso che si chiama "Olio degli Infermi" e il diacono lo apre. In questo vaso il celebrante inserisce il pollice della mano destra, per applicarlo a metà della campana dall'esterno, per formare la figura di una Croce. Durante questa azione il diacono alza il piviale del celebrante dal lato della sua mano destra, e nulla si traccia sulla campana, fintantoché il piviale non sia alzato, in modo che il celebrante abbia il braccio più libero.

Dopo che il parroco o il vescovo ha tracciato questa Croce, recita una preghiera che ripete il contenuto delle precedenti, dopo aver asciugato con un panno la posizione in cui ha formato la figura della Croce. Si canta quindi il salmo 28, durante il quale il celebrante forma con gli Oli santi 7 nuove Croci all'esterno della campana. [Disegna] altre 4 Croci con il Sacro Crisma all'interno della campana, a ugual distanza, aggiungendo qualche volta il secchio per la benedizione di questo metallo; e formando queste 4 Croci il celebrante onora la campana di una specie di battesimo consacrandola nel nome della Santa Trinità, nominando il Santo che serve da padrino alla campana, e a cui dà il suo nome.

Si incensa quindi questa campana così benedetta o consacrata; ecco in che modo. Il portatore di turibolo, con in mano l'incensiere e la navicella, si avvicina al celebrante che è seduto presso la campana. Egli prende l'incenso dalla navicella, la mirra e la pasta [profumata]; mette questi profumi nell'incensiere senza benedirli, e dà l'incensiere al portatore di turibolo, che lo tiene sospeso sotto la campana, in modo che essa riceva il fumo. La preghiera che si recita dopo un'antifona e un salmo, nominando questo profumo come la "Rugiada dello Spirito Santo". La Cerimonia dell'incensazione è seguita dalla benedizione dell'incenso e dalla processione del portatore di turibolo in mezzo ai due portatori di cero [prosegue sotto]

Note:

(a) Ti esorcizzo, creatura sale, o acqua, ecc.

(b) Nell'edizione olandese si trova che il celebrante dice sull'acqua e sul sale, mescolandoli, "Dio sia con voi". E' un errore dell'autore, che applica a questo miscuglio del sale e dell'acqua [la formula] Dio sia con voi, che precede [invece] l'orazione a cui segue questa azione.

(c) Affinché ti piaccia.

(d) Dopo queste parole, nell'edizione olandese, si legge questo: ciò che potrebbe quasi persuadere, che queste creature siano dei geni o degli spiriti che presiedono al sale e all'acqua; come quelli che il Conte di Gabalis dipinge come gli Gnomi e le Ondine. Non si può salvare questa riflessione se non supponendo che l'autore abbia ignorato che i termini "Creatura salis, Creatura aqua" significano semplicemente il sale e l'acqua, che sono delle creature uscite dalla mano di Dio così come tutti gli altri esseri che compongono l'universo.

   
[continua da sopra]

al chierico, al suddiacono e al diacono che portano il Libro del Vangelo, verso il luogo dove se ne leggerà un [passo]. Il diacono passa il libro da tenere [in mano] al chierico. Costui è piazzato tra i due portatori di ceri, in maniera - come dice il rituale - da voltare la schiena al Nord mentre il celebrante è voltato verso il diacono. Il portatore di turibolo che è alla sua destra, gli presenta l'incensiere, per incensare normalmente il Vangelo. Dopo aver letto il Vangelo, il chierico porge al celebrante il libro da baciare e il diacono lo incensa. Il celebrante si volta verso la campana, e traccia su di essa il segno della Croce. Allora il chierico gli da il suo cappuccio e ritornano tutti in sacrestia, dove depongono i loro paramenti.

I rituali ci presentano la consacrazione delle campane come quella dei pastori: l'abluzione interna ed esterna, seguita dall'unzione degli Oli santi, esprime la santificazione del loro battesimo: le 7 unzioni tracciate in forma di croce testimoniano (a) "che i Pastori devono sorpassare i comuni cristiani in grazia dello Spirito Santo, e averne la pienezza designata dai 7 doni" e che l'unzione interna con il Sacro Crisma significa la pienezza assoluta dello Spirito Santo di cui il vescovo si trova rivestito dalla sua ordinazione. Si crede senza timore che i profumi [d'incenso] non confermino altro che gli stessi misteri nascosti.

La prima idea che essi presentano è che, come il fumo dei profumi si alza fino alla campana e la riempie, così il pastore ornato della pienezza dello Spirito di Dio riceve il profumo dei voti e delle preghiere dei fedeli. Coloro che si prestano alle ricerche sui misteri, ne troveranno molte altre nei rituali. Noi ci accontenteremo per istruire il lettore, di dare brevemente l'anatomia della campana e delle sue parti, e dei loro differenti significati, o allegorie, seguendo le scoperte che si faranno nel libro "de Ritibus" (= dei riti).

Il metallo significa la forza di comprendere del predicatore; il battaglio che colpisce un lato e l'altro, è la lingua del dottore. Il colpo di battaglio è la censura che applica la lingua al vizio; ciò che tiene il battaglio sospeso è la moderazione della lingua del predicatore; il ceppo da cui pende la campana rappresenta il legno della Croce. Gli elementi del castello a cui questo legno è attaccato, sono gli oracoli dei Profeti. La ferramenta di ferro che collega la campana al ceppo, designa l'attaccamento del predicatore alla Croce di Gesù Cristo. La corda con cui si tira la campana, rafforza i grandi misteri, per esempio le tre trecce che la compongono, sono i tre sensi della scrittura: cioè il senso storico, il morale e l'allegorico.

   
Il Battesimo della Campana - Benedizione della Campana
 
Incensazione della Campana

 

 

INDICE

 

 

 


Bibliografia


 
Bib-ST-000 - Testo e traduzione di Ing. Michele Cuzzoni
 
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Immagini: copia fotografica del testo "Le Cerimonie religiose di M. labbé Banier", 1732.