AREA II - ARCHIVIO STORICO (ARS)
Capitolo ARS.G05: "Antiche Famiglie di Fonditori: Regione Emilia Romagna" - Pagina 39

Gli argomenti di questa pagina sono stati inseriti da Ing. Michele Cuzzoni nel 2012, aggiornati il 01/05/2016, e sono desunti dalla Bibliografia riportata a fondo pagina.

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  (RE) - Reggio Emilia - Famiglia Ruffini - di Nicola Patria

INDICE:

 

 

Famiglia Ruffini

 

 

Reggio Emilia, secoli XVIII-XIX.

 

A Reggio Emilia esisteva, nel settore della fusione di campane, tra il 1770 e il 1800 la Famiglia Ruffini.

 

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Giuseppe Ruffini

Uomo colto, membro di una nota famiglia di fonditori originari di Reggio Emilia, fu artista richiestissimo in tutto il Triveneto, grazie anche agli studi compiuti sulla musica e sulla fonica delle campane e dei metalli (nozioni che potrebbe aver appreso nell’ordine filosofico dei cavalieri Rosenkreuz, cui probabilmente apparteneva).

La sua famiglia lavorò molto anche per Emilia, Lombardia e Toscana. Il confronto, lo studio e l’ispirazione verso varie scuole fusorie delle più disparate zone dell’Italia centrosettentrionale, portò i Ruffini a livelli di insuperata abilità. Le più famose opere oggi ancora funzionanti nel veronese sono il meraviglioso concerto fuso nel 1776 per San Giorgio in Braida e quello di Sustinenza.

Negli stessi anni realizzò un possente concerto di otto campane per Colognola ai Colli (ora totalmente rifuso, la campana maggiore toccava i quindici quintali). Il suono, pieno e dolce, rende le sue campane strumenti unici, ma a sbalordire l'osservatore è il ricco e baroccheggiante partito decorativo.

Talune rappresentazioni sono, tuttavia, enigmatiche ed il loro significato è da ricercarsi nella simbologia esoterica e biblica.

Meritano menzione i capolavori fusi per Fondo di Val di Non e Fiera di Primiero, nonché per la Cattedrale di Mantova e la torre civica di Ostiglia. Alcuni suoi pezzi hanno un rigonfiamento nella parte alta del vaso detto “cuffia” che si ritiene possa influire sul suono del bronzo. Rispetto alla sagoma usata in epoca manieristica, la forma delle campane Ruffini presenta una maggior svasatura nella parte bassa mentre la calotta ascende in maniera lievemente più ripida e pronunciata. La sua fonderia era nei pressi di porta Nuova, ma egli possedeva altri laboratori sparsi per la provincia, ove giungeva solo al momento della fusione.

Suoi allievi furono: Anton Maria Partilora, Bartolomeo Chiappani e Pietro Cavadini, destinati a diventare tra i più famosi e capaci fonditori.

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Per il catalogo di GIUSEPPE RUFFINI (Reggio Emilia 1721 ca. – Verona 1801)

 

Giuseppe Ruffini, originario di Reggio Emilia, abita e lavora a Verona, dove aprirà una fonderia, di cui abbiamo notizie a partire dal 1776, nei pressi di Porta Nuova. Nella città, e non solo, si impose come maestro (o meglio “professore” come amava farsi chiamare) rivelandosi uno dei maggiori rinnovatori dell’arte della fusione.

Nel 1776, gettate già 28 campane per il solo Trentino, sappiamo fuse il bronzo maggiore per la chiesa di Colognola Veneta (di pesi 180) che utilizzerà come prova per poter accedere alla “Corporazione dei Calderai e Ferrari” veronesi, dove fu ammesso il 29 luglio dello stesso anno.

Lavorerà moltissimo non soltanto per la città scaligera: la sua fama, infatti, giungerà fino al Ducato mantovano ed al Principato Trentino.

Il fonditore diede un forte impulso all’affermarsi dei concerti di campane in scala grazie anche ai suoi studi sulla fonica; prima di Ruffini, infatti raramente le chiese possedevano più di tre campane. Contribuì inoltre all’introduzione di un nuovo modo di collocare e di suonare questi strumenti chiamato “sistema veronese”, ancor oggi attestato.

Dal punto di vista artistico diede un decisivo apporto nel rinnovare la ormai stanca decorazione dei bronzi sacri che dal XVI secolo si ripeteva pressoché invariata e vi introdusse la “ridondante” decorazione barocca. Le “trecce” della corona si arricchiranno di figure, la testata si rigonfierà cominciando ad assomigliare ad un cappello, i fregi e le iscrizioni non saranno più contenuti all’interno di una sola fascia. Il corpo della campana comincerà ad essere suddiviso in due parti dove verranno inserite le scene sacre sia contenute in cornici, sia libere e tutto il corpo verrà invaso da festoni. Anche il bordo inferiore non sarà mai lasciato libero ma ornato da cornici a motivi vegetali. Dal punto di vista stilistico, ho inoltre individuato un’ulteriore caratteristica del fonditore che spesso inserisce nei suoi bronzi piccoli animaletti in rilievo senza alcun nesso con la restante decorazione. Questi non sono costretti all’interno di cornici ma sistemati in libertà sopra un fregio o una linea di ripartizione quasi fosse il loro naturale appoggio.

Elemento di grande interesse è quello che viene definito lo “stemma araldico” del fonditore. Ruffini lo userà come “marchio di riconoscimento” per contraddistinguere le sue campane adottato al posto della semplice firma usata dai suoi “colleghi”. Venne inventato dal fonditore per rappresentare la sua arte e testimonia sia la sua cultura musicale sia la sua consapevolezza di essere un personaggio importante.

Suo collaboratore fu Anton Maria Partilora il cui nome comparirà accanto a quello del fonditore in alcune campane del veronese.

Ruffini morirà a Verona, nella parrocchia di S. Maria in Chiavica, il 24 ottobre 1801 lasciando due grandi allievi, Bartolomeo Chiappani e Pietro Cavadini, che segneranno l’epoca successiva lasciando pregevoli bronzi anche nella provincia di Trento.

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Campane fuse dal fonditore

1755 tre campane per Vigo-Darè (due sono andate perdute, la mediana è stata venduta ed ora è a Pelugo);

1764 tre campane per Fondo;

1768 Cavedine, Torbole;

1772 Seo (Stenico), quattro campane per Vallarsa, Sclemo (Stenico, perduta), Museo diocesano (proveniente da Bondo, perduta), due campane per Cavrasto (Bleggio Superiore, perdute);

1773 Pelugo (perduta), Vigo Rendena (perduta);

1774 Albiano, Banco (Sanzeno);

1775 Seio (Sarnonico), cinque campane per Fondo (perdute), Rovereto (perduta);

1777 Bezzecca, Calliano, Malè, Ossana, San Vito (Pergine Valsugana), Rizzolaga (Piné), Castagnè (Pergine Valsugana, perduta), Ischia (Pergine Valsugana, perduta);

1779 Bordiana (Caldes), Lardaro (perduta);

1780 due campane per Ala, Medil (Moena);

1781 Cares (Bleggio Inferiore), Volano, Rovereto (perduta);

1782 Condino;

1783 Volano, Vigalzano (per cui lavora assieme all’allievo Giovanni Chiappani, Pergine Valsugana, perduta);

1784 cinque campane per Primiero, due campane per Tonadico;

1786 Roveda (Frassilongo, perduta);

1791 Cimone (perduta);

1796 Campana La#4 crescente, fusa con Antonio Maria Partilora censita in questo portale

1798 Rovereto (fusa a Montorio diocesi di Brescia da Pietro e Giuseppe Ruffini; perduta).

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Carlo Ruffini

 

Nel 1768 fonde la Campana di Torbole (La 4?)

Nel 1781 fonde la Campana Mezzanella e la Piccola del Maggiore della Cattedrale di Ferrara.

 

 

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Bibliografia


 
Bib-ST-113 - Fonditori di campane a Verona dall’XI al XX secolo, di L. Franzoni (a cura di), Verona, 1979, Museo di Castelvecchio.
Bib-ST-339 - Monografia di Nicola Patria
 
 
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