AREA II - ARCHIVIO STORICO (ARS)
Capitolo ARS.G05: "Antiche Famiglie di Fonditori: Regione Emilia Romagna" - Pagina 14

Gli argomenti di questa pagina sono stati inseriti da Ing. Michele Cuzzoni nel 2008, aggiornati il 01/05/2016, e sono desunti dalla Bibliografia riportata a fondo pagina.

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(PR) - Parma: Brozzi Renato


INDICE:

 

Renato Brozzi

 

 

Traversetolo 10 agosto 1885 - Traversetolo 21 giugno 1963


Nacque da Igino, barbiere e da Anna Martini.

Nel 1900 il Brozzi, finite le scuole, entrò a lavorare nella locale fonderia artistica di G. Baldi dove cominciò a praticare l’arte del disegno e dell’incisione.

Tre anni dopo ottenne il primo successo con una pendola cesellata offerta all’onorevole Micheli per le sue nozze.

Sostenuto e incoraggiato dal pittore D. de Strobel e dal Baldi, dal 1903 al 1905 frequentò l’Accademia di Belle Arti di Parma terminando in soli tre anni il corso, di regola quinquennale, con Cecrope Barilli come maestro. Alternò gli studi con lavori in fonderia e per vari antiquari di Parma, che facevano passare le lastre d’argento da lui incise come opere del Rinascimento: famoso, a questo proposito, il piatto da lui creato e venduto nel 1905 ad acquirenti londinesi come opera del Cellini. Questa sua perizia tecnica gli fu di grande utilità a distanza di molti anni, quando nel 1936 restaurò, con risultati veramente eccellenti, il tesoro di Marengo conservato al Museo Archeologico di Torino (il Brozzi ebbe a collaboratore Mario Minari).

 

Nel 1905 esordì all’Esposizione Artistica di Parma e l’anno dopo a Milano ottenne il gran diploma d’onore per due piatti d’argento.

 

Nel 1907 si trasferì a Roma per seguire, con una borsa di studio, un corso di perfezionamento presso la scuola di nudo e dell’arte della medaglia (della scuola il Brozzi venne poi nominato membro del consiglio direttivo il 15 aprile 1930 e mantenne tale carica sino al 2 maggio 1962).

 

Intanto la sua fama, che dal 1910 assunse portata internazionale con la partecipazione alle esposizioni internazionali di Buenos Aires, di Gand e di Bruxelles, si affermò anche sul piano ufficiale (il ministero della Pubblica Istruzione gli acquistò nel 1909 due targhette d’argento sbalzato con Bovi e Cervi, nel 1912 la targa in rame con Scrofa, nel 1926 il bronzo Maternità raffigurante una gatta con i gattini, per la Galleria d’Arte Moderna di Roma).

 

Membro dell’Accademia di Belle Arti di Brera dal 1910 e di quella di Parma dal 1911, fu nominato accademico di San Luca nel 1918 e accademico clementino nel 1926. In occasione dell’Esposizione Internazionale di Roma del 1911, partecipò, insieme col de Strobel e A. Bocchi, alla ricostruzione della sala di Torrechiara, con la decorazione in formelle di terracotta, per il padiglione emiliano nella Mostra regionale in piazza d’Armi.

 

Nel 1915 il Brozzi si trasferì a Roma, dove abitò nella villa Strohl-Fern con l’amico Bocchi, con cui già aveva diviso uno studio in via Flaminia. Frequentarono insieme la fiaschetteria toscana in via della Croce dove convenivano politici, letterati come Papini, Soffici, Ungaretti, Cardarelli, Bruno Barilli e artisti come Spadini, de Strobel, Bartoli e Arata (nel locale esiste una targa sbalzata dal Brozzi). Sempre nel 1915, alla Mostra Internazionale di Belle Arti di San Francisco vinse una medaglia d’oro (cfr. Bollettino d’Arte XI 1917, p. 6).

 

Nel 1917, alle mostre individuali indette dalla Permanente di Milano (dove già aveva esposto nel 1910), espose cinquantaquattro opere tra pastelli, targhe in rame e piatti d’argento. Nello stesso anno, chiamato alle armi, fu aggregato a un battaglione di stanza a Cagliari: il paesaggio, la fauna e il folclore sardi gli offrirono nuovi spunti tematici.

 

Nel 1918 eseguì la Targa degli Irredenti (in oro sbalzato sovrapposto a un frammento di pietra verde proveniente dal palazzo di Diocleziano di Spalato) che il Comitato degli Irredenti della Venezia Giulia e Dalmazia, il 16 settembre dello stesso anno, a Venezia, donò a Gabriele D’Annunzio.

 

Questi lo conobbe nel 1919 a Venezia in occasione della cerimonia di consegna al generale Armando Diaz della spada d’onore la cui elsa era stata modellata dal Brozzi su disegno di Ettore Tito. Da allora ebbe inizio la grande amicizia e la collaborazione tra D’Annunzio e il Brozzi che fino al 1938, anno di morte del poeta, svolse quasi tutta la sua attività su sua commissione e spesso sviluppando idee proposte dal poeta (come nel caso delle spalline per i legionari abruzzesi, 1920).

 

D’Annunzio, stabilitosi nel 1921 al Vittoriale, fece eseguire al Brozzi, da lui definito eccelso animaliere (cfr. lettera del 4 febbraio 1926 in Nuova antologia, 1938), per donarli ai suoi ospiti, piccoli oggetti (inezie squisitissime), figurine, spille, scatole, decorati con vari motivi, sempre di preferenza animalistici: la gazzella in movimento, galletti, ecc. (nel 1921 oggetti di questo genere furono esposti, assieme a piatti d’argento sbalzato, disegni e pastelli in una mostra collettiva alla galleria Pesaro di Milano; cfr. il catalogo, presentazione di V. Pica, pp. 12-14 e Illustrazione Italiana 15 maggio 1921, pp. 592 ss.). Tra le numerosissime altre opere eseguite per D’Annunzio, si citano la Coppa del Benaco, premio per gare di idrovolanti sul lago di Garda (1921), una targa in argento, raffigurante un leone accovacciato e una cetra, in onore di Arturo Toscanini, undici piatti francescani d’argento, con il cordiglio, motti ed emblemi (1922-1923, uno è illustrato nel catalogo della Exposit. internat. des arts décoratifs et industriels di Parigi del 1925 alla quale il Brozzi espose anche oggetti d’oreficeria e vinse una medaglia d’oro), la Coppa del liutaio (1922-1923: una barca a forma di liuto con ali per remi), a ricordo di Gaspare da Salò, donata dal D’Annunzio alla Società Canottieri Garda di Salò per le gare di canottaggio, la Tartaruga Cheli, consegnata nel 1928, la corazza naturale di una tartaruga che era stata regalata al poeta da una nobildonna milanese nel 1924, montata dal Brozzi con zampe e testa di bronzo, numerosi disegni di elefanti (1930), gli studi per gli Occhi alati (1930), motivo destinato a spille per cravatte, studi per la sepoltura al Vittoriale di D’Annunzio il quale la volle in forma di arca su quattro colonne con sopra un veltro in agguato.

 

Molte sono le opere del Brozzi di carattere pubblico (nel 1919 aveva vinto il concorso della moneta in rame da 10 centesimi con il motivo simbolico dell’ape che succhia il papavero) o celebrativo: la Vittoria angolare in bronzo posta all’angolo del palazzo comunale di Traversetolo come monumento ai caduti, con un’epigrafe di D’Annunzio datata 23 aprile 1923 (una replica fu collocata nel 1929 sulla prua della nave Puglia al Vittoriale; versioni di questa furono dal D’Annunzio donate a Mussolini e a pochi amici di immutabile e militante Fede dalmàtica), la Penna capitolina per le firme dei matrimoni in Campidoglio (1922, su un’idea di Corrado Ricci: fascio littorio con un’aquila e un muso di lupa alle estremità), monumento ai caduti di Casarano (Lecce), con la Vittoria alata in bronzo (1927-1928, il bozzetto è sulla tomba del cugino del Brozzi, il tenente Grossi, alla Villetta, cimitero di Parma), la Vittoria del grano, in oro (1933), premio al vincitore della battaglia del grano, il monumento a Fabio Bocchialini (studioso e patriota parmense morto in guerra nel 1915) sul monte Caio (1933), quattro grandi Aquile in bronzo collocate (1936) a Pescara sul ponte del fiume omonimo (distrutte durante la guerra; ne resta una versione in marmo a Desenzano sul Garda, sul monumento del generale Papa), statua di S. Benedetto orante (1937) offerta dai comoni del Sublacense al maresciallo Graziani per il quale il Brozzi modellò anche il bastone da maresciallo offertogli dal Comune di Roma, una grande campana (1938) donata a una chiesa cattolica di Addis Abeba, un gladio per il Re del Belgio (1938, ill. in Fantini, necrologio), il trofeo Martini e Rossi, in argento, per le gare motonautiche di Detroit (1939, ill. in V Rassegna di arti figurative del Lazio, Roma, 1965). Alla mostra d’arte sacra contemponea di Roma nel 1950 (cfr. catalogo, p. 286, ill. CCLXVII), insieme con una porticina di tabernacolo in rame sbalzato e dorato a fuoco di proprietà delle oblate benedettine di San Vito dei Normanni (Brindisi), furono esposti undici pezzi per l’arredamento di un altare eseguiti nel 1938 che sono nel vescovado di Parma (donati nel 1970 dalla sorella del Brozzi, Gabriella, alla cattedrale di quella città).

 

Nel 1961 nelle sale del Consiglio comunale di Traversetolo gli venne organizzata una vasta retrospettiva (cfr. Gazzetta di Parma 30 aprile, 1° e 5 maggio 1961). Nel 1965 in una retrospettiva alla V Rassegna di arti figurative del Lazio a Roma, furono esposte ventisei opere del Brozzi tra disegni, oli e sculture, in gran parte provenienti dalla sua collezione (cfr. catalogo, pp. 23 s., presentazione di C. Pietrangeli).

 

Nel 1967 una mostra di disegni, bronzetti e pastelli fu organizzata dal Circolo Artistico di Bologna (cfr. catalogo). Oltre che al Vittoriale degli Italiani e in numerose collezioni private, opere del Brozzi sono conservate nelle raccolte civiche di Milano, nella Galleria comunale e in quella nazionale d’arte moderna di Roma e all’Accademia di San Luca. Il modello in gesso e quello in bronzo della moneta da 10 centesimi in rame è conservato nel magazzino del materiale della Zecca.

 

La produzione del Brozzi si presenta piuttosto eterogenea nell’indirizzo stilistico: al decorativismo liberty alternò i modi e i temi cinquecenteschi, oltre che, specie nelle targhette in metallo che rappresentano sempre animali di campagna, richiami alla tradizione verista e specialmente agli esempi di bassorilievo su medaglia e targetta dell’Ottocento francese (L. Ozzola, Targhette sbalzate di Renato Brozzi, in Emporium XXXVI 1912, pp. 313-316). Denominatore comune della sua opera rimane comunque l’ambizione di rimettere in auge una tecnica ormai dimenticata in Italia, quella dello sbalzo e del cesello su metallo nobile.


 

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Bibliografia


 
Nota: FUSORE: Fonditore di campane (1499, dal latino tardo "FUSORE(M)"
 
Bib-ST-000 - Testo di Ing. Michele Cuzzoni
Bib-ST-391 - "Dizionario dei Parmigiani" presso l'archivio storico del Comune di Parma si desumono i principali fonditori operanti in quell'ambito territoriale. Delle campane realizzate e qui nominate, diverse sono andate distrutte o rifuse.
Bib-ST-395 - G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
 
Bib-ST-408 - AA. VV. Fonti Varie su Brozzi Renato (vedi link)
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