AREA II - ARCHIVIO STORICO (ARS)
Capitolo ARS.E01: "Storia dei Campanili" - Pagina 09

Gli argomenti di questa pagina sono stati inseriti da Ing. Michele Cuzzoni nel 2012, aggiornati il 21/04/2016, e sono desunti dalla Bibliografia riportata a fondo pagina.

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Storia delle Pievi

 

INDICE:

 

Origine delle Pievi

 

Il termine "Pieve " deriva dall’indicazione che il popolo cristiano dava di se’ stesso: "nos plebes Tua sancta" cioè "plebe del Signore".     

    Le prime pievi erano proporzionate al numero esiguo e alla povertà delle popolazioni. Finché i credenti furono pochi, unico pastore–parroco era il Vescovo, ma aumentandone il numero, fu necessario erigere Chiese nelle campagne, con ministri propri ed assegnare a loro una parte di plebe, creando così le parrocchie. La suddivisione della popolazione seguiva quella dei "pagi ". 

    Un pago era una specie di grande comune suddiviso in più vici (frazioni). Ad ogni pago corrispondeva una plebe e viceversa. La sede amministrativa religiosa e civile del pago era nel vico più importante, che era identificato dal Santo Titolare della Chiesa del luogo.     

    All’interno della Chiesa stessa si svolgevano, oltre alle sacre funzioni, anche tutte quelle amministrative e notarili. I fedeli pagavano le decime alla Pieve e questa alla Cattedrale; ma esse possedevano anche terreni e possedimenti propri, donati dai fedeli. Le Pievi furono sempre affidate al Clero Secolare; solo in caso di necessità si concedeva al Clero Regolare il permesso di battezzare: quindi le pievi sono anteriori ai monasteri. Nel tortonese le pievi erano quasi tutte fuori dell’abitato poiché:

 

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Architettura

 In genere, la Chiesa Pievana aveva forma allungata, col tetto a due spioventi, sostenuto da travi con copertura di tegole. Solo il presbiterio aveva una copertura a volta (di solito a botte od a crociera), al di sotto del quale si ergeva l’unico altare. Al di sotto della volta, su una trave trasversale, era applicato un Crocifisso. 

    Il campanile non esisteva fintantoché non si iniziò ad usare le campane, per lo più di modeste dimensioni, ed allora in quel caso era sufficiente un campanile a vela. In origine, per richiamare i fedeli si usava battere su un’asse sacra. (Un tipo più piccolo si usa ancor oggi durante il Triduo Pasquale nelle Parrocchie di Sant'Antonino Martire e S. Carlo Borromeo a Torrazza Coste).

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Diritti

Le pievi avevano uffici e diritti propri. Il Sinodo di Pavia, li enumerava così:

  • Battesimo

  • Predicazione

  • Imposizione delle mani

  • Confessione

  • altri Sacramenti di Cristo.

    Ancora, avevano l’esclusivo diritto di battezzare, di benedire le donne dopo il parto, il Fonte Battesimale, di fare i funerali, di imporre pubbliche penitenze, di distribuire gli Oli Santi, di fare le rogazioni, e intervenire ai Sinodi.

 

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I Canonici

 

    Le Pievi avevano tre, quattro o cinque canonici, sorta di chierici così nominati perché vivevano secondo regole e canoni: conducevano vita in comune nella "Canonica" con l’Arciprete che era il capo. 

    Non era però necessario che fossero sacerdoti; tuttavia da essi se ne traevano poiché le canoniche erano piccoli Seminari Maggiori. I canonici non avevano titoli o benefici propri, ma partecipavano ai redditi della pieve. 

    Essi aiutavano l’arciprete nelle funzioni parrocchiali, nelle feste e nell’amministrazione pievana, che era organizzata secondo un ordinamento collegiale o capitolare: l’arciprete doveva avere il consenso dei confratelli.

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Il Capitolo

Il Capitolo aveva i seguenti diritti:

  • stabilire

  • eleggere

  • vigilare

  • punire

  • possedere ed amministrare 

    Col tempo, però, l’arciprete accentrò a se’ detti diritti ed il Concilio di Trento non fece altro che ratificare la forma personale della Cura d'Anime.

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L’Arciprete  

Gli Arcipreti erano piccoli vescovi: dovevano, per ordine del Sinodo di Pavia:

  • aver cura dell’imperito volgo;

  • vigilare ed aver cura della vita dei canonici;

  • visitare le chiese dipendenti;

  • essere ricevuti con onori e oblazioni;

  • celebrare divini uffici

  • dare il proprio consenso per locare terreni

  • ordinare ai Rettori delle Chiese dipendenti di recarsi alla Pieve per le Rogazioni e le Litanie.

   

    Gli Arcipreti erano inizialmente eletti dai fedeli e poi dal clero della pievania. Successivamente, dopo il 1100 diversi arcipreti non risiedevano più nella pieve: evidente segno della loro decadenza per il sorgere delle Parrocchie. 

    Il titolo di Arciprete, inizialmente esclusivo dei capo - pieve, fu via via concesso ad altri, perdendo il primitivo significato. Se la pieve era affidata ad una congregazione religiosa (non monastica) il capo-pieve era il Prevosto.  

    La divisione della Diocesi in pievi fu sempre propria della sua organizzazione. Quando sorsero le parrocchie, esse furono raggruppate attorno alla propria pieve; ma dopo la formazione dei Vicariati foranei si attribuì ai Vicari i diritti del capo - pieve, finendo col creare confusione per il fatto che il vicariato comprendeva diverse pievi.

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Bibliografia


 
Bib-ST-000 - Testo di Ing. Michele Cuzzoni
Bib-ST-205 - A.A. 1999 - 2000. Tesi di Laurea "Recupero del Complesso Parrocchia di S. Antonino Martire in Comune di Torrazza Coste - di Michele Cuzzoni - Relatore Prof. A. Bugatti - Correlatore esterno Arciprete Don Giuliano Sturla, parroco di S. Antonino Martire a Torrazza Coste..
Bib-ST-206 - Archivio Parrocchia S. Carlo B. di Torrazza Coste (d’ora in poi APSCTC), Cartella Pontasso, Foglio 1
Bib-ST-207 - C.Goggi, Per la Storia della Diocesi di Tortona. Raccolta di notizie storiche, Tortona, 1964, Vol I, Pag. 186 e segg.
Bib-ST-208 - C.Goggi, Per la Storia della Diocesi di Tortona. Raccolta di notizie storiche, Tortona, 1965, Vol II, Pag. 214, 215.
 
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