AREA I - ARTE TECNICO SCIENTIFICA (ATS)
Capitolo ATS.E03: "Teoria Musicale" - Pagina 18

Gli argomenti di questa pagina sono stati inseriti da Ing. Michele Cuzzoni nel 2009, aggiornati il 21/04/2016, e sono desunti dalla Bibliografia riportata a fondo pagina.

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Il problema del cambiamento di tonalità

 

 

La scala naturale è la scala che, una volta fissata la tonica, permette di avere gli intervalli apparentemente "più consonanti", ed è la scala in cui spontaneamente ci si tende ad accordare quando si canta a una o a più voci. I motivi sono da ricercarsi proprio nel fatto che alcuni intervalli chiave manifestano una singolare coincidenza tra le armoniche superiori.

 

Tuttavia sia le scale pitagoriche che quelle naturali non sono "invarianti per traslazioni": ciò significa che iniziando la scala da una nota diversa dal Do, e mantenendo le altezze dei suoni come sono state ottenute nella scala di Do, la sequenza con cui si succedono i vari tipi di semitono nella nuova scala cambia completamente.

 

Nella musica greca tale variazione veniva utilizzata per generare sette distinti modi musicali, e ogni genere musicale veniva eseguito in un solo specifico modo. Tuttavia, con l'avvento della musica polifonica e del concetto di tonalità, questa proprietà della scala naturale rende impossibile quella pratica detta modulazione, che consiste nel cambiare la tonica della scala all'interno dello stesso brano musicale.

Uno strumento a intonazione fissa accordato secondo la scala naturale di Do suona bene solo nella tonalità di Do. Per cambiare la tonica bisogna cambiare strumento, o riaccordarlo.

Il problema può essere in parte risolto negli strumenti ad intonazione variabile nei quali l'esecutore può imporre le necessarie variazioni imposte dal cambio di tonalità; esso è però insormontabile negli strumenti ad intonazione fissa (es. pianoforte): un cambio di tonalità richiede in tali casi una completa riaccordatura dello strumento.

 

Tuttavia, i modi musicali dell’antica Grecia sono otto: quattro autentici (Dorico, Frigio, Lidio e Misolidio) e quattro plagali (Ipodorico, Ipofrigio, Ipolidio ed Ipomisolidio), sulla falsariga dei quali s’inseriscono rispettivamente il primo, il terzo, il quinto, il settimo, il secondo, il quarto, il sesto e l’ottavo tono Gregoriano.

Glareano, nel suo Dodecachordon, pubblicato nel 1547, aggiunge due modi autentici (il nono – Eolio e l’undecimo – Ionio) e due plagali (il decimo – Ipoeolio ed il duodecimo – Ipoionio), progenitori i due autentici del modo minore e del modo maggiore, nella forma che conosciamo oggi.

 

 


Bibliografia


 

Bib-TS-069 - Il documento è tratto dal sito fonte originario: http://fisicaondemusica.unimore.it

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