AREA I - ARTE TECNICO SCIENTIFICA (ATS)
Capitolo ATS.B04: "Storia ed etimologia dell'Organo a Canne" - Pagina 01

Gli argomenti di questa pagina sono stati inseriti da Ing. Michele Cuzzoni nel 2012 aggiornati il 30/04/2016, e sono desunti dalla Bibliografia riportata a fondo pagina.

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Storia dello strumento musicale "Organo a canne"

 

INDICE:

 

Hydraulos

 

L'invenzione dell'organo a canne viene tradizionalmente ricondotta a Ctesibio di Alessandria, vissuto nel III secolo a.C..

Non è noto come costui, costruttore di automi e di strumenti musicali, abbia avuto lo spunto per costruire un simile strumento, ma, benché molto semplice, questo organo idraulico presenta già tutte le caratteristiche dell'organo moderno.

Sussistono le canne ed un mantice che è molto particolare. Difatti il problema antico degli organi era proprio quello di un costante afflusso d'aria alle canne. Nel caso di Ctesibio, il mantice era reso agevole da un meccanismo ad acqua.

Il nome "hydraulos" significa appunto "aulos [specie di flauto od oboe] che funziona ad acqua".

Hydraulos in un antico mosaico  

 

Grazie ai resti rinvenuti negli insediamenti romani di Pompei e Budapest ed alle descrizioni contenute in alcuni scritti di antichi cronisti, ci sono note le caratteristiche tecniche dell'organo primitivo all'epoca chiamato "Hydraulos"; questo termine è stato successivamente tradotto nell'espressione "organo idraulico".

L'"Hydraulos" era alimentato da aria compressa attraverso pompe manuali in recipienti contenenti acqua, aveva una sola tastiera ed era già dotato di alcuni registri.

L'hydraulos fu concepito come oggetto di curiosità scientifica, per spiegare cosa poteva fare l'acqua, per questo non si evolse mai al punto di "strumento musicale".

Tutto ciò accadde in Grecia, ma è grazie ai romani che noi oggi abbiamo l'organo. Alla loro conquista del territorio ellenico (siamo attorno al 146 a.C.), infatti, considerarono che questo strumento era di grande valenza, ed importandolo a Roma ne fecero grandissimo uso in teatri e circhi.

Al centro l'Hydraulos in una rievocazione storica  

 

In questo periodo l'organo venne rivisto nella sua funzionalità sia da Erone d'Alessandria che dal celebre Vitruvio. Furono costoro che mutarono il funzionamento radicale dell'organo, rendendolo ora non più oggetto di meraviglia più tecnica che musicale, ma vero e proprio strumento; per far ciò fu mutata la trazione da idrica a pneumatica: ora la costanza della pressione era affidata ad una camera stagna, come avviene nella cornamusa.
Museo svizzero dell'Organo - prototipo di Hydraulos  

 

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L'organo a canne come strumento liturgico

 

Durante il primo millennio dopo Cristo, al primitivo strumento alimentato tramite pressione fornita dall'acqua iniziò a sostituirsi un nuovo tipo di organo, prototipo di quello moderno e principio dell'evoluzione che sarebbe seguita nei secoli successivi; ed è in quel periodo che l'organo iniziò ad essere considerato dalla Chiesa d'Occidente come strumento liturgico, contrariamente a quanto avvenuto in Oriente, ove ancora oggi l'organo a canne mantiene la sua connotazione profana e non è ammesso alla liturgia.

Risale al 757 d.C. una delle prime testimonianze dell'uso dell'organo in chiesa. In quell'anno l'imperatore Costantino V donò a Pipino, Re dei Franchi, un organo che fu poi collocato nella chiesa di Compiègne dedicata a S. Cornelio Martire.

Rispetto all'"Hydraulos" negli organi dell'Evo antico ad ogni tasto corrispondevano diverse canne in successione armonica che dovevano suonare sempre contemporaneamente, senza alcuna possibilità di scomposizione tra le varie file con un comando di registro.

Pedaliera di un moderno organo  

 

Durante il Medio Evo la tastiera, dalle notevoli limitazioni primitive dovute ad una composizione di meno di due ottave, fu progressivamente sviluppata anche fino a quattro ottave e i tasti, in origine simile a grandi leve, assunsero la forma utilizzata ancor oggi.

 

Ulteriori evoluzioni fondamentali seguirono negli anni XIV e XV con l'introduzione della pedaliera e la "riscoperta" (attraverso concetti e meccanismi differenti ma efficienti ed utilizzati ancora ai nostri giorni) della possibilità di dividere le sonorità attraverso il criterio del registro.

Le conseguenze immediate di tale riscoperta furono le profonde variazioni nella disposizione delle canne sul somiere, che assunse uno sviluppo per file ordinate, in maniera che ciascuna di essere fosse inseribile autonomamente.

L'insieme delle trombe orizzontali detta "Trompeteria"  

 

Già prima del rinascimento si delinearono le differenze costruttive che caratterizzano gli organi della varie zone europee nel corso dei secoli recenti: in Italia, fin verso la seconda metà dell'ottocento, rimane predominante un modello d'organo di dimensioni spesso contenute, raramente con più di una tastiera ma con divisione di molti registri in bassi e soprani, con predominanza di sonorità trasparenti e cristalline dei Principali e dei Ripieni.

 

Oltralpe si consolida il primato di organi di maggiori dimensioni, articolati in vari piani e corpi sonori corrispondenti a più tastiere, ove le sonorità dominanti possono essere quelle severamente solenni delle "Mixturen" (Germania), quelle brillantemente vivaci dei "Cornets" e delle "Trompettes" (Francia) fino alla squillante grandiosità della "Trompeteria" (Spagna), ossia delle trombe orizzontali in varie estensioni e timbriche.

Artefici dell'evoluzione dell'organo sino ai nostri giorni furono i numerosi artigiani organari diffusi in tutta Europa; in particolare limitandoci ai principali organari della tradizioni Italiana di scuola lombarda, citiamo per l'importanza della loro opera le famiglie Antegnati di Brescia, Serassi di Bergamo, Carrera di Legnano, Amati e Lingiardi di Pavia, Prestinari di Magenta.

Parallelamente all'evoluzione strutturale dell'organo si sviluppa un'immensa letteratura musicale a cui accanto a numerosissimi autori minori, collaborano autentici geni musicali quali Andrea e Giovanni Gabrieli, Girolamo Frascobaldi, Johann Sebastian Bach, César Franck, Max Reger, Franz Liszt,e in misura minore rispetto a quelli citati  anche Mozart, Brahms, Haydn e Mendelssohn-Bartholdy, i quali con la loro impareggiabile arte hanno scritto stupende pagine di musica che ci permettono di gustare la bellezza musicale dell'organo a canne, da Mozart definito il "Re degli Strumenti".

Organo "Antegnati" del 1536 nel Duomo Vecchio di Brescia

 

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Sviluppo ed evoluzione dell'organo a canne

Nel 1400 si iniziano a costruire organi più grandi che, a causa della loro imponente mole, non era più possibile trasportarli da un luogo all’altro, come i portativi ed i positivi.

Nasce così l’ Organo Maggiore la cui installazione diviene fissa: in genere veniva collocato in tribune sopraelevate (in Presbiterio, nell’abside o sopra il portale d’ingresso); raramente veniva collocato a pavimento.

Contemporaneamente comparivano le prime rudimentali pedaliere, quasi sempre prive di registri propri, che svolgevano il compito di tenere premuti i tasti delle note più gravi delle tastierVerso la seconda metà del ‘500 inizia il vero sviluppo tecnico e fonico dell’organo, che si evolve in maniera differente tra i vari Paesi.

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Gli organi a canne in Italia

 

La maggior parte degli organi che venivano costruiti in Italia aveva una sola tastiera (anche se nella seconda metà del ‘700 ne fu costruito uno di sette tastiere nella chiesa di S.Pietro a Trapani): in genere questa tastiera aveva un’estensione piuttosto limitata, di una quarantina di tasti, e la prima ottava era ‘in sesta’ (o ‘scavezza’).

Ciò significava che questa ottava non aveva la successione delle note, come le ottave normali (che seguono ad essa): iniziava dal tasto ‘Mi’ a cui, però, corrispondeva la nota ‘Do’; al tasto ‘Fa#’ corrispondeva la nota ‘Re’ mentre al tasto ‘Sol#’ corrispondeva la nota ‘Mi’. A causa di questo, in quest’ottava mancavano 4 note: Do#, Mib, Fa#, Sol#.

La musica che veniva eseguita a quell’epoca era composta in tonalità che non esigeva la presenza di quei tasti mancanti.

Roma: Basilica di S. Maria degli Angeli e dei Martiri - L'organo monumentale di Formentelli

 

La pedaliera degli organi italiani, inoltre, era di piccole dimensioni (spesso anch’essa con la prima ottava ‘in sesta’) con pochi registri propri di basseria.

La quasi totalità degli organi costruiti in Italia fino quasi alla fine del secolo scorso, aveva una caratteristica singolare: i registri erano ‘spezzati’. Ciò significava che ogni registro invece di agire con un singolo comando per tutta l’estensione della tastiera, era diviso a metà: la parte grave (‘bassi’) e la parte acuta (‘soprani’) della tastiera, ed ognuna era comandata da una leva separata.

Così nella stessa tastiera si potevano ottenere contemporaneamente due timbri differenti: uno per l’accompagnamento (o per il contro-canto) e l’altro per la parte solista. La composizione fonica degli strumenti d’allora era costituita da serie di registri appartenenti alla famiglia dei ‘Principali’ (Principale, Ottava, Decimaquinta, Ripieno, ecc.) e quelli appartenenti alla famiglia dei ‘Flauti’ (Bordone, Nazardo, Ottavino, ecc.); i registri appartenenti alla famiglia delle ‘Ance’ (Tromba, Clarino, Oboe, Bombarda, ecc.) erano rari.

Dal 1600 al 1800 i costruttori d’organi (‘organari’) più famosi furono: Antegnati, Callido, Serassi, Inzoli, Bossi.

Nei nostri giorni, tra le molteplici ditte organarie italiane, possiamo citare: Tamburini di Crema, Mascioni di Varese, Ruffatti di Padova, Zanin di Codroipo, Michelotto di Padova, Chichi di Firenze, Ferraresi di Ferrara, Pedrini di Crema, Ciresa di Bolzano, Bigi di Reggio Emilia, ecc.

 

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Gli organi a canne in Spagna

 

Nel 1600, nell’organo spagnolo troviamo uno strumento più complesso ed avanzato tecnologicamente, rispetto a quello italiano (anche se sovente era sprovvisto di pedaliera, o quand’era presente, era costituita da grossi pulsanti che tenevano premute le note più gravi delle tastiere).

Le tastiere, invece erano in genere almeno due (ma spesso erano tre od anche più) e, caratteristica molto importante, disponeva di un corpo di canne staccato dal corpo principale: il Positivo ‘tergale’.

Questa denominazione era dovuta ai seguenti fattori: - ‘Tergale’ perché si trovava a ridosso della schiena dell’organista - ‘Positivo’ perché era più vicino all’assemblea, in quanto sporgeva dalla tribuna.

L’organo spagnolo fu quello sul quale comparvero, per la prima volta, le serie di trombe collocate orizzontalmente e fuori dalla cassa dello strumento: le ‘Trombe a squillo’ (o Trombe ‘en chamade’ se si vuol usare il corrispettivo termine francese).

Una canna "labiale"

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Gli organi a canne in Nord-Europa

 

A questo punto è necessario spiegare la differenza che esiste tra le canne di tipo ‘labiale’ e quelle di tipo ad ‘ancia’.

Nelle canne ’labiali’ (come quelle di Flauto, Principale, Viola, ecc.) il suono viene emesso dal taglio trasversale situato poco al di sopra dell’imboccatura di ogni canna: si forma una turbolenza, che fa entrare in vibrazione la canna.

Pertanto il suono che viene generato da queste canne è generalmente molto armonioso e di scarsa potenza. Nelle canne ad ‘ancia’ (come quelle di Tromba, Clarino, Fagotto, Bombarda, ecc.) il suono viene generato dalla vibrazione di una lamina metallica situata all’interno dell’imboccatura (alla base della canna) e fuoriesce dall’estremità superiore; la ‘tuba’ svolge la funzione di padiglione acustico per rinforzare il suono.

Pertanto il suono che viene emesso è di per sé stesso molto potente; per di più se le collochiamo orizzontalmente all’esterno della cassa, in direzione della navata, esse acquistano una potenza veramente eccezionale.

   

 

 

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Lo strumento che ha lasciato un’impronta decisiva sullo sviluppo tecnico e fonico nella storia fu l‘organo fiammingo. Già nel 1600 disponeva di due o più tastiere (spesso erano tre) con pedaliera in genere di 27 note, ed un numero di registri abbondante e ripartito in modo equilibrato tra le varie tastiere e nella pedaliera.

Possedeva anche tutte quelle famiglie di registri, che fanno di un organo uno strumento veramente completo (Principali, Flauti, Mutazioni semplici e composte, Ance, ecc.).

Fin da allora, negli strumenti più grandi, non era raro trovare registri con canne gigantesche (più di 10 metri d’altezza) che riproducevano suoni al limite dell’infrasonico.

Oltre a queste caratteristiche foniche e timbriche, veniva molto curato l’aspetto esteriore degli strumenti, con facciate di bellezza straordinaria che impreziosivano notevolmente il decoro degli ambienti in cui erano inseriti. Questo era anche in parte motivato dal fatto che le religioni maggiormente diffuse in quei Paesi, erano quelle Protestanti, che nelle proprie chiese non ammettono alcuna forma di decorazione, se non l’organo.

Gli organi fiamminghi ebbero tale importanza sull’evoluzione tecnologica dello strumento, che da essi derivarono gli organi tedeschi (ancor oggi considerati i migliori in assoluto) sui quali rifulse l’incommensurabile ingegno musicale di J.S.Bach.

Gli organi francesi e quelli inglesi, invece, non ebbero influenza determinante sull’evoluzione tecnica dello strumento. A titolo di cronaca possiamo sintetizzare che in Francia, nel secolo scorso, vennero costruiti organi di grandi dimensioni (es. S.Sulpice a Parigi, 5 tastiere, 8.000 canne).

In Inghilterra, invece, nello stesso periodo iniziarono a costruire organi con gruppi di canne alimentate a fortissima pressione. Infatti le pressioni normali variano da 45 a 80 mm. in colonna d’acqua; negli organi inglesi di grandi dimensioni, vi sono sezioni alimentate oltre i 200 mm. (fino ad arrivare a 1.000 mm.!). Le tubazioni dell’aria (che abitualmente sono costituite da canalizzazioni in legno) in queste sezioni invece sono in metallo, ed essendo soggette a surriscaldamento, le parti terminali di quelle che arrivano a 1.000 mm. in colonna d’acqua sono addirittura ‘incamiciate’ all’interno di condutture in cui scorre acqua per il loro raffreddamento. Inoltre, queste canne, frequentemente vengono agganciate con delle molle, per evitare che volino via come missili.


Il monumentale organo del Duomo di Passau in Baviera - E' il più grande in Europa con 17.774 canne
 
Organo di St. Sulpice a Parigi

 


Bibliografia


Bib-TS-022 - Documentazione ed immagini tratte dal sito: http://www.pianistavincenzo.altervista.org/storia.htm  
 

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